Non è questione di mera antipatia quella che attanaglia il sottoscritto alla visione di Caterina Balivo. Lo show che conduce con Biagio Izzo ogni martedì sera su RaiUno, Stasera Mi Butto, non è di una fattura encomiabile, anzi perfettamente tagliato sul tradizionale sbadiglio estivo di chi ha incidentato malamente qualche ora prima l'automobile e così non può scappare da casa. E' il programma della consacrazione per Caterina, che non ha affatto perso tempo e staffe per cucirsi addosso la stoffa che si sente di meritarsi, scavalcando senza troppi onori la divenuta spalla Biagio Izzo, comico che anche solo per un'esperienza che sulla bilancia varrebbe qualcosina di più di servizi matrimoniali lanciati da una poltrona. La spalla designata, Massimiliano Ossini, se l'è svignata appena ha potuto, ma c'è anche chi a viso aperto la affronta, scrutando il tentativo della novella conduttrice di ritagliarsi il proprio spazio illuminato su Raiuno. C'è infatti un certo Gigi Sabani che dalle colonne del settimanale Di Tutto non sfodera alcuna remora nei confronti della showgirl, che guida una delle trasmissioni di punta dell'estate della prima rete Rai. Una trasmissione, ammette Sabani, «lontana da quello che era la mia, che era solo dedicata agli imitatori. In questa edizione ci sono personaggi imbarazzanti. Non credo sia un grande successo». I numeri Auditel non sembrano in effetti tradirlo, visto che dall'esordio al terzo appuntamento (il quarto andrà in onda proprio stasera), Stasera Mi Butto ha perso quasi tre punti percentuali di share, passando dal 22,03% al 19,77%, mentre al diretto avversario, la replica (!) delle prime due stagioni di R.I.S. - Delitti Imperfetti proprio la settimana scorsa è riuscito il sorpasso, obiettivo che in verità pareva nettamente alla portata della fiction di successo di Canale 5. Ergo, a vedere le cifre, di motivi per esultare ce ne sarebbero poi, nonostante nel periodo estivo le menate vengano meno, i grattacapi scompaiono perchè non ci sono più pubblicitari davanti ai quali abbassare la testa, nè garanzie da difendere o conquistare. Però vedere uno show battuto da una fiction in replica la dice alquanto lunga sulla presa del pubblico del duo Balivo-Izzo.
E' soprattutto la mora e napoletana Caterina ad attirare le critiche di Sabani, che senza mezzi termini emana una sonante bocciatura: «Caterina è bella e brava, ma ha un modo di fare la conduttrice non adatto a questo programma. La Rai dovrebbe utilizzarla per fare trasmissioni soft come Festa Italiana, non varietà». Proprio le trasmissioni dalle quali la Balivo partiva per spiccare un volenteroso salto in avanti. Ma è anche vero che è pressochè inutile fare confronti con assodati mostri sacri come Massimo Lopez o Pippo Franco, additati da Sabani come conduttori ideali per questa manifestazione. «Datela in mano a chi ci capisce di comicità» esorta Gigi, che non dimentica di ricordare che «questo programma è mio!», anche se l'aveva soltanto condotto qualche anno fa, prima di essere riposto in freezer. Il programma e lui. Perchè, diciamocela tutta, Gigi Sabani, dall'alto di una poco invidiabile assenza dal piccolo schermo, sta lanciando sentenze da eccellente disoccupato, lui che sarebbe l'ideale per RaiUno, «amato dalle famiglie, dalle vecchiette, e non dai teenager a vita bassa e che si fumano gli spinelli» - alè, un maestoso collage di banalità. Ad ogni modo, ce ne sono anche di disoccupati illustri che si stanno svenando per combinare qualcosa di nuovo da proporre a questa tv che delle novità ha il terrore più assoluto. E invece Sabani non si pone neppure il problema, anzi si loda pure affermando di godere ancora «di una tale popolarità che potrei anche non fare più la televisione». E, per la verità, non manca proprio a nessuno. Lui dice di non volersene stare proprio con le mani in mano: «Mi piacerebbe fare tv, ma non vado a cercarla. Ho progetti, ma chi ti ascolta? Bisogna aspettare che la ruota giri». Oppure che ci si metta d'impegno per girarla. Magari dando un improvviso scossone a quell'identità ormai colabrodo da imitatore perenne che lo ha progressivamente affossato. Poi però scopri che Gigi sta lavorando all'imitazione di Fabrizio Corona e Henry John Woodcock, e allora pensi che tutto sommato, quella là, Caterina Balivo, seppure acconciata come una Barbie appena uscita da ostetricia e col tacco avvelenato, non sia poi così malvagia.
Evviva, è ritornato. Anzi, lo hanno fatto ritornare. Fine della polemica, la reintegrazione così agognata e sofferta spazza via i malumori. Daniele Luttazzi torna ad essere un uomo libero, reindossa il costume d'artista satirico che non guarda in faccia nessuno, riemerge dall'oblio condito dalle polemiche vestite da frecciate per ristabilirsi in pompa magna in tv. E peccato se invece che passare dal portone principale si deve approfittare di un pertugio sul retro. L'importante è risalire sul palco mediatico, basta che lo regga a sufficienza. Il palco è quello piccolo ma caloroso di La7, l'impresario all'occorrenza è il direttore Antonio Campo Dall'Orto. Che ha senza dubbio fatto un'opera pia: spezzare il buio che circonda Luttazzi, rivingorendo il suo ego e nutrendolo proprio con bocconi succulenti di televisione. Da ottobre l'artista epurato da Berlusconi avrà a disposione dieci seconde serate per dare vita ad una sorta di one-man show, dove avrà praticamente carta libera su tutto, da quello che potrà dire a quello che potrà fare. «Avrà la stessa libertà di tutti gli altri suoi colleghi» concorda Dall'Orto, salvo poi specificare che «sono loro a decidere e ad assumere le responsabilità di quello che portano in video». Come dire, io recito da salvatore della patria, poi per eventuali conseguenze vedetevela tra di voi. Anche se la paura di querele non sembra spaventare nessuno. «Negli anni ne abbiamo prese - precisa Dall'Orto - ma non siamo stati mai condannati».
Fa un po' specie che anche una professionista silenziosa e a modo come lei sia dovuta ricorrere alla carta stampata per manifestare apertamente i primi segnali di disagio. Monica Leoffredi si affida al quotidiano Libero per continuare con coraggio la sassaiola contro mamma Rai, che aveva già visto partecipanti illustri come la simil-inviperita Raffaella Carrà, scagliarsi contro la tv di Stato. Tempi duri per l'azienda di Viale Mazzini, tremendamente lacerata da paralisi dirigenziali e creative che portano artisti e conduttori ad una sorta di ribellione mediatica per testimoniare le molte cose che non vanno. C'è chi tira in ballo disquisizioni economiche, lotte all'ultimo centesimo in busta paga o chi invece percepisce regolarmente lo stipendio ma viene sottoutilizzato o messo in bella mostra in soffitta. La Leofreddi ha rinnovato il proprio contratto con RaiDue per un altro anno, e ovviamente ia conferma in Rai non ha fatto notizia. Nel suo curriculum mancano quei programmi importanti, i cosiddetti sbanca-Auditel, quelle trasmissioni che rimangono impresse negli annali e che ti consegnano alla consacrazione definitiva o contribuiscono a scavarti un'ampia fossa in cui progressivamente scomparire.
E' rinata, Simona Ventura. Come l'araba fenice, «risorgo dalle ceneri», annuncia con la recuperata verve, tornata a farle brillare gli occhi e a ristabilirla dopo una violenta carriolata di fango raccolto per strada. La resurrezione, tutt'altro che scontata - anche se prevedibile per essere stata indotta - avviene sulle pagine di Vanity Fair. A cui Simona si rivolge di nuovo per legittimare il suo ritorno in quinta marcia, dopo aver viaggiato controvoglia con la retromarcia. Tempo fa al settimanale si era frettolosamente esposta come nuova icona di RaiUno, ormai lanciatissima nel conquistare quel pubblico tradizionale più incline a consacrare personaggi televisivi. Invece l'agognata promozione nella prima rete ha partorito una celeberrima delusione, che ha i contorni bruciacchiati di Colpo Di Genio e delle intemperanze frenetiche e poco sdolcinate con quelli di Miss Italia, anche se si dovrebbe leggere Patrizia Mirigliani, insomma la querelle per assicurarsi un posto a Salsomaggiore, prima di essere sbattuta fuori con le più rozze maniere.
E' passato (colpevolmente?) quasi inosservato l'ennesimo sfogo di Raffaella Carrà. Dire ennesimo è forse eccessivo, visto che la conduttrice più popolare del Belpaese non è propriamente il tipo che passa il tempo a starnazzare con la gola infuocata dall'odio. Però la Raffa è tornata a farsi sentire, ad urlare il proprio disappunto di fronte ad una Rai sempre più claudicante, e soprattutto con la voglia - ed è su questo punto che insiste - di ottenere le famigerate spiegazioni che non ha ancora avuto, quando il direttore di Raiuno Del Noce dichiarò il decesso anticipato di Amore, benevolo show del sabato sera che Raffaella condusse proprio un anno fa, a ridosso del periodo estivo. Da quel momento, è scomparsa di nuovo dalla tv, s'è rifugiata di nuovo in Spagna - dove ha condotto in primavera «una specie di concorso per le promesse della canzone molto divertente, il tiolo tradotto è Pioggia Di Stelle», concedendosi soltanto il lusso di apparire nel videoclip di Raffaella E' Mia, l'inno che Tiziano Ferro le ha dedicato. Adulazioni a parte, nell'intervista consentita al settimanale Diva & Donna di sassolini ne tira fuori parecchi. Ma gira e rigira sono esattamente gli stessi sassi, quelli già scaraventati tempestivamente in un'intervista a TGCOM. Una domanda comune, ancora irrisolta: perchè hanno chiuso in anticipo Amore?
Finisce la stagione televisiva, si salutano i periodi di garanzia, l'Auditel se la smette di farci impazzire. E tutti possono stare più tranquilli. Anche quando si tratta di recriminare, di lanciare frecciate al vetriolo, di tampinare prontamente buchi nell'acqua con toppe burrose, scacciando demeriti e anzi approfondendo le ingiustizie. Fabio Canino parla solo ora: una digestione lunghissima, quella dovuta alla metabolizzazione del procace flop Votantonio, gara tra fantapolitici che su RaiDue ha sbalordito tutti, per un ascolto misero ed ovviamente infelice. Canino si era naturalmente piegato alle volontà nefaste della direzione, abbandonò il programma piuttosto che finirci naufragato, però nessuna polemica. Ma ora i sassolini nella scarpa sono diventati urticanti mattoncini, ed è venuta l'ora di disfarsene senza ritorsioni.
«E' stato un mio errore, ma ricomincerò -esordisce Canino a Libero - io mi assumo la responsabilità perchè ci ho messo la faccia, forse neppure avrei dovuto accettare di condurre il programma, dovevo essere più severo con me stesso». Una dichiarazione destabilizzante, che sembra alludere ad una conduzione controvoglia di un programma mostratosi come pomposo, salvo poi accartocciarsi inavvertitamente dopo aver inarcato con successo il primo sbadiglio. «Le amministrative non hanno giovato: fare un programma senza politici, quando il format originale si basa sulla presenza di politici veri, è difficile» tenta di giustificarsi l'estroso conduttore, muovendo con abilità una delle pedine su cui spesso agiscono i critici televisivi, ovvero quella del rispetto del format originale. Può essere che la presenza dei politici avrebbe potuto rallegrare gli animi delle poche anime che si sono sorbite Votantonio, però l'atmosfera generale di una trasmissione scanzonata, ma con la prua diretta all'inconsistenza di proposte e scaletta, rovinava qualsiasi tentativo positivo di riuscita. Al buon Fabio non sono mancati certo gli attestati di stima, anche perchè su Sky Show dirige con allegria un ironico e dissacrante telegiornale che ha ricevuto interessanti apprezzamenti, però in questo caso si passa sul satellite, una piattaforma «più moderna, sperimentale, dove si lavora velocemente, si parla subito con le persone che decidono, e loro hanno le idee chiare», rispetto al provincialismo ormai stucchevole delle generaliste Rai e Mediaset, in cui spesso dominano logiche partitiche/politiche anche per uno che «non è a destra nè a sinistra, anzi io che non so certo di destra, non sono mai stato supportato dalla sinistra».
Ma le dinamiche squadriste lasciano il tempo che trovano, anche se quello che lasciano è piuttosto corposetto. In molti si chiedono, non a caso, perchè Canino abbia abbandonato Mediaset, la stessa che gli chiuse però senza clamore Cronache Marziane. «Non c'erano proposte adatte a me - mette le mani avanti Fabio - non ho certo lasciato Mediaset sbattendo la porta. Però "Cronache" è stato chiuso nonostante andasse benissimo, anzi forse per quello». Insinuazione corrosiva, certo, anche se quel talk-show da tarda notte, pur riscuotendo ascolti da pigliare come oro, era uno straboccante concentrato di trash di tutti i gusti, e non si può certo negare che la conduzione di Canino sia un pelino troppo strombazzante, specialmente in quei contesti dove straparlare senza freni è correttamente indicato dal copione. L'unica cosa che ora lo consola è di poter orgogliosamente irrobustire la hall of fame dei conduttori che hanno floppato a sorpresa in questa stagione. «Ho capito che un passo falso fa curriculum. Ho visto la mia foto sui giornali insieme a quella di Gianfranco Funari, Simona Ventura, Maria De Filippi. Insomma un bel parterre...», un belvedere che nasconde anche un qualcosa di drammatico, - ovvero, se sbagliano i grandi, perchè io no, ma loro rimangono grandi, e io? - insieme alla drammaticità dell'utilizzo di format che una volta tanto si disintegrano insieme alle solite aspettative che vogliono vincente a prescindere qualsiasi patacca piombi dall'esterno. Ma il peggio è realizzare malamente una patacca simil-vincente. Con buona pace di Canino, in questo siamo strepitosi.
Proprio quando il Festivalbar edizione 2007 sta per salpare verso acque non certo più chiare di un anno fa, Cristina Chiabotto si ritrova a condurre stasera su Italia 1 in prima serata il Wind Music Awards, manifestazione - chiaramente registrata, quando mai una diretta quando i tempi morti dilagano - che premia i migliori album che tra gennaio 2006 e maggio 2007 hanno superato le 150mila copie. Ovvio quindi che ci saranno tutti i big, da Ligabue ad Elisa, da Zucchero a Tiziano Ferro, da Antonello Venditti a Nek. Per un antipasto musicale fuori orario che rischia di rovinare le successive e rubiconde portate dell'evento di Salvetti junior, in partenza il 19 giugno da Milano.
Di manifestazioni legate a premi e riconoscimenti, l'estate catodica è piena - vedere Raiuno dopo le 21 e prima o poi vi imbatterete in celebrazioni più o meno validi/noiosi di gente che si distingue per chissà che cosa. Quindi non ci si dovrebbe stupire. Però il Wind Music Awards, che ovviamente poggia sull'investimento della rete di telecomunicazioni egiziana, arriva in periodo e condizione strani. C'è la stretta concomitanza col Festivalbar del riscatto, che conterà su molti meno big, anche se i cantanti rimarranno, come tradizione, di rilievo. E poi c'è Cristina Chiabotto, che in coppia con Ilary Blasi e Mago Forrest aveva condotto l'edizione 2007 della kermesse giovane della rete di Tiraboschi, collezionando un meraviglioso flop che non si può certo nascondere dietro l'invasione acchiappascolti dei mondiali di calcio. Le hanno definite urlatrici, lei e la Blasi. «Siamo stati una bella squadra affiatata» rimarca invece, col cipiglio di chi vuol rimproverare però col sorriso, la procace biondina, fresca di promozione a Canale 5 («Mi hanno proposto di passare sulla rete ammiraglia - per condurre Scherzi A Parte, ndb - e ho accettato») dopo essere partita in tv con Luca e Paolo - con i quali, secondo i maligni, non sono mancati dissapori, mai però verificati - a Le Iene. Una conduzione fresca e sbarazzina, dopo un esordio non certo spontaneo, che le è valsa la pronta candidatura al Festivalbar 2006. Ma il trio delle meraviglie non è mai riuscito a decollare e la kermesse s'è risolta in una delusione fulminante, uno dei peggiori risultati della storia per l'evento musicale estivo per antonomasia.
"Ci ha penalizzato la controprogrammazione - sostiene la Chiabotto, adducendo come motivazione plausibile ma anche un po' tanto scontata l'interesse onnivasivo suscitato dall'avventura azzurra in Germania. Dimenticandosi, ovviamente, che anche quando in campo non si giocava, di telespettatori neppure l'ombra. Allora Cristina passa alla seconda spiegazione, la musica, l'unico elemento che poteva non essere tirato in ballo, e invece no: «La musica - afferma a Libero - è fisiologicamente fatta di alti e bassi: può capitare che un cantante riscuota un successo meno clamoroso rispetto al passato o che, al contrario, si affermi più di un tormentone per singola stagione». Mai che toccasse il tasto della conduzione, però. Lei non ha neppure così tanto sfigurato, in mezzo a quel marasma di battute ed incespicate che ne resero intollerabile la visione. Evidentemente, presa singolarmente, piace, altrimenti non le avrebbero rifilato il posto unico ai Wind Music Awards, dove sarà costretta a cavarsela da sola in un evento musicale non certamente di rilievo che servirà per approcciarsi meglio con la cartelletta, ma che come al solito profuma di stantio, di Telegatti venuti male, di amarcord puzzolenti e sfilate sulle scalinate con in mano un premio che conta meno di zero, ma tanto fa scena e d'estate non puoi certo permetterti trattati di filosofia.
Non ne possiamo più dei piagnoni. Daniele Luttazzi torna ad esternare amari lacrime di nuovo a mezzo stampa: questa volta tocca al Corriere Della Sera registrare l'ennesimo sfogo dell'ultimo del trenito epurato, ancora invisibile alla tv pubblica, mentre Santoro e Biagi hanno riacquistato l'ambita celebrità dopo l'editto bulgaro di Berlusconi. Giustamente Biagi, una volta scarcerato dall'oblio (forzato?), l'aveva richiamato a corte nel suo nuovo programma RT - Rotocalco Televisivo su RaiTre, un'intervista farlocca dal buonismo così corrosivo da rimanerne nauseabondi. Ma tra pari la solidarietà è d'obbligo, e quindi c'è poco da fare. Stupisce però la costanza di Luttazzi, uno che stimavo quando a Mai Dire Gol faceva impazzire al timone del finto tg Tabloid. Poi inavvertitamente i veleni lo hanno tramortito, finendo per produrli lui stesso.

Questa volta lo sfogo è ancora più pungente. Non c'è di mezzo la Rai, che avrebbe già fatto molto per disarcionarlo («In Rai le nomine sono politiche e quindi un pensatore libero come me darebbe fastidio» aggiunge al solito piccato), ma addirittura Sky, quel polo satellitare che proprio per l'assenza di qualsiasi rapporto verticale dovrebbe avere una massima libertà di espressione. E invece anche l'impero di Rupert Murdoch ha detto niet quando sulla scrivania è piombato il progetto di un tg satirico sull'attualità - che già esisterebbe, su Sky Show, ma vaglielo a dire. Ma insomma, ti pareva che non gliene andasse bene una. «Gli ho detto il titolo e tutti ridevano, poi mi hanno detto che avevano parlato con il marketing e che il marketing diceva che la gente non avrebbe capito il titolo e che era da cambiare: se avevano da ridire sul titolo, avrebbero avuto da ridire su tutto» spiega con una punta di nervosismo e un'altra di orgoglio, perchè il ritorno a Sky sarebbe stata poca cosa, ben altro botto sarebbe stato l'ingresso in Rai, al pari di Santoro e Biagi che perlomeno tornano a fare quello che facevano prima, badando al massimo ad accarezzare le sensibilità altrui, evitando di frustrarle come al solito. E infatti Luttazzi spera di rientrare a Viale Mazzini da martire risorto, magari portandosi con se anche Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, che «sono nella mia stessa situazione: non si vuole ammettere la satira come controcanto, non è tollerato chi solleva dubbi».
Qui la questione si complica. Daniele Luttazzi è indubbiamente un talento puro, un mostro creativo che ha fatto delle bizzarrie la sua bandiera, ma improvvisamente il suo percorso ha intrapreso una folle deriva egocentrica/autarchica/messiaca che ha finito per autodistruggerlo senza che lui se ne rendesse conto. Nella tv pubblica, in nome della libertà di espressione, ha sfidato regole e buoncostume, ed il minimo che un'azienda può fare è allontanarlo. Lui s'è rinfrancato con i teatri pieni e i libri venduti, quindi non è propriamente vero che sia stata «tarpata la mia creatività e sono stato separato dal mio pubblico», un'affermazione ignorante che testimonia una cieca frustrazione di fronte all'impossibilità di dettare con superbia le proprie opinioni. Evidentemente l'unico obiettivo è la tv, la popolarità mediatica, perchè altrimenti non si spiega. Poi per fortuna s'è messo di mezzo Berlusconi, urlando da Sofia e dotando Luttazzi di un prelibato motivo in carne ed ossa per reclamare a gran voce ciò che gli spetterebbe, ma nel frattempo giacere indisturbato nel fasullo dimenticatoio, facendo così aumentare l'attesa di un ritorno e quindi mantenendo viva l'attenzione, non è certo una brutta cosa: periodicamente si inveisce contro qualcuno ed il gioco è fatto. Luttazzi sa bene che cos'è la satira, ce lo ha dimostrato da sempre e ad onor del vero anche con risultati apprezzabili. Ma nel frattempo ha totalmente perso lo stile che lo contraddistingueva, riducendosi a macchietta esplosiva, portatore di messaggi ormai stantii che scontano la sua inquietudine verso quel mondo al quale vuole per forza appartenere. Luttazzi non solleva dubbi, commenta i fatti a suo modo, col solito ghigno malefico che scoperchia coperchi senza però preoccuparsi di appoggiarli da qualche parte. Satira sarà pure controcanto, ma è così banale quando si spara sulla gente senza far scattare neppure una briciola di riflessione - perchè dire piani d'azione sarebbe stato troppo, anche per uno come lui.
Francamente insopportabile. Massimo Giletti non perde mai occasione per vantarsi dei risultati ottenuti con l'ultima edizione della sua Arena, collocata nella Domenica In a blocchi di RaiUno. Nelle numerose interviste rilasciate ai quotidiani in merito al caso intercettazioni, al Premio Troisi - che lui stesso condurrà martedì 1° agosto in prima serata - al siluramento di Mara Venier, il popolare conduttore non manca mai di far notare quanto sia stato bravo, quanto il pubblico abbia apprezzato via Auditel la propria trasmissione, tagliuzzando abilmente i contorni di quella modestia che un presentatore professionale dovrebbe sempre esibire, allontanando gli aloni di una presumibile arroganza. Riporto cinque stralci di dichiarazioni, pare un disco rotto ma ogni volta aggiustato sapientemente e distrutto di nuovo. Anche perchè i numeri li riporta sempre, ma per non rischiare di risultare monotono, quando capita tira pure fuori le punte di share. Perbacco, la precisione.
Partiamo con l'intervista di Micaela Urbano su Il Messaggero. Dopo una disquisizione sui pettegolezzi che lo circondano, situazione che per la giornalista non dovrebbe essere divertente, Giletti risponde così:
«Meglio scherzarci sopra. E poi la migliore risposta è sono vivo, sano e pronto a tornare a Domenica In. Forte di una media di share del 27%».
D'altronde Giletti è stato riconfermato, insieme a Baudo, mentre la Venier - che non va proprio a nozze né con Giletti che con Cucuzza - è stata fatta fuori: un motivo per cullarsi sull'alloro profumato ci dovrà pur essere. E pure su Libero, quando la giornalista Donatella Aragozzini gli (e si) chiede come mai l'hanno riconfermata (l'Arena, ndb) il conduttore eccolo che si appella al numerino:
«In forza del 26,88% di share dello scorso anno, è un bel viatico».
E come se non bastasse ci infila qualche altro dato pure nell'evidenziare il contenuto della prossima edizione.
«L'attualità sarà sempre lì, non si può togliere perchè l'anno scorso ha fatto punte del 35%».
Complimentoni. Tenete a mente questo numero. Perchè lo riesuma anche nell'intervista rilasciata a Telesette alla giornalista Gabriella Persiano. Compiaciuto, Giletti esonda.
«Oggi mi soddisfano altre cose, ad esempio il 35% di share che raggiungo la domenica pomeriggio».
Maria Volpe invece appare la più misurata, evita di suggellare in bellavista il mero dato d'ascolto, al quale però non può sfuggire, anticipandolo con un virgolettato prima del corpo dell'intervista. Si pensava toccasse proprio a Giletti fare i bagagli per lasciare il posto a Lorena Bianchetti e invece sorpresa, addio Mara. Ma il rischio, per carità, non l'aveva mai toccato. E infatti:
«Mai avuto paura di essere cacciato, forte del mio 27% di share»
Concetto ribadito anche a Enrico Salvadori sul Quotidiano Nazionale:
«La conferma è meritata e non lo dico io. Il segmento di mia conduzione ha avuto una media del 27% che ha soddisfato tutti».
Finita la compilation dell'autocelebrazione neppure tanto velata, si rende necessaria una mia riflessione. Giletti millanta spesso di dare vita ad una trasmissione di qualità. Sempre a Il Messaggero ribadisce che nella sua Arena
«si pensa. Niente urla, risse parolacce. Fanno ascolto? E chi se ne infischia? Noi andiamo a caccia della qualità processando la tv e quindi la società che rispecchia in quel determinato momento. Rifettendo sull'apparenza e sulla sostanza con lo spettatore, che non ha il ruolo dell'utente, ma del cliente. Infatti ha risposto in massa ai dibattiti».
Esilarante. Mettendo da parte - perchè ci vorrebbe troppo tempo - la missione a caccia della qualità, che mi pare ampiamente fallito come obiettivo, troppa carne al fuoco e sempre condita del vocabolo trash, troppi pareri discordanti e contemporaneamente volontà unica di stabilire un giudizio moralistico (come è stato per Distraction), con il reality tema ricorrente, viene meno comunque l'equazione tv di qualità = zero ansia di ascolto. Nel senso: se una trasmissione è fatta bene, non ci deve essere l'assillo dell'Auditel alle 11 del giorno dopo. Evidentemente Giletti sa bene che l'Auditel è importante e ci tiene ad essere preciso, proprio perchè si aggrappa a questo strumento per legittimare con ancor più veemenza le qualità della propria trasmissione. Quando invece si poteva facilmente limitare a coglierne i punti di forza.
Preso atto di come Giletti usa comportarsi, non viene così difficile capire il perchè delle tante inimizicie. Farà pure successo - e il modo talvolta è discutibile - e quindi il successo genera automaticamente invidia, ma anche i modi e lo scarso aplomb contribuiscono all'odio ormai sdoganato da parte di Teo Mammuccari - che più volte ha preso di mira velatamente in Distraction, schiaffeggiando la sua tv di qualità - e di Lucio Presta, che si era rivolto al conduttore su un marciapiede di Roma sull'onda di un velenoso sputo. Poi ci sono pure le critiche di Barbara D'Urso e l'astio di Simona Ventura, più volte messa alla griglia da regina dell'Isola del trash. Ma Giletti non si scompone, anzi. «Se ti attaccano, - dice - è perchè funzioni». Toh, pensavamo ci infilasse di nuovo qualche altro numero.
Prima erano snobbati dai personaggi dello spettacolo, per intenderci quelli che non avevano bisogno di ripristinare la fama perduta semplicemente perchè la consideravano ancora appiccicata a se stessi come il portafoglio nella tasca dei jeans. Ora invece il mondo si è ribaltato, e come per magia chi è già famoso e con una fama costantemente alimentata decide che quel fatidico passo in realtà non sia così malvagio. I reality-show sono stati profondamente riconsiderati dalle categorie professionali televisive, improvvisamente vengono considerati appuntamenti imperdibili per raddoppiare l'entità di feeling con il proprio pubblico, senza naturalmente dimenticare l'ingente camionata di soldini che un'esperienza del genere automaticamente rilascia sul vip in questione.
E' il caso della blasonata show-girl Elisabetta Canalis, che sulle colonne di Tv Sorrisi & Canzoni annuncia - neppure così tanto tra le righe - di essere in lizza (!) per partecipare come concorrente a Circus, il nuovo reality-show Mediaset che partirà a settembre su Canale 5 e che sarà condotto dalla veterana Barbara D'Urso. L'anticipazione, ancora non confermata da fonti ufficiali, è di quelle più succulente, perchè consente una visione diversa del genere televisivo che da almeno 5 anni ha rivoluzionato il modo italiano di fare televisione. Il reality non serve più a recuperare popolarità, ma a mantenerla.
Alla Canalis d'altronde non manca proprio nulla. Esordio da velina - una delle più amate, insieme alla bionda Maddalena Corvaglia - poi subito paparazzi alle calcagna durante il fidanzamento con il calciatore Bobo Vieri, una storia travagliata puntellata di allontanamenti e riavvicinamenti costanti e scandita da un calendario senza veli galeotto che fece innamorare mezza Italia delle sue forme. La popolarità crebbe senza troppa difficoltà, quindi lo sbarco nel 2004 nella terza serie della fiction Carabinieri, dove si mette a corteggiare il carabiniere Luigi Testa, interpretato da Massimo Farnesi. Elisabetta ci si mette d'impegno, non basta un buon decolletè per assicurarsi un futuro nel mondo della televisione - e invece pare che molte del ramo ci abbiano creduto, vedi caso Vallettopoli - e si cimenta con la recitazione, ottenendo un discreto successo. Non se la cava male, la Canalis: in giro c'è molto di peggio. Evidentemente piace ai dirigenti di Italia 1, che decidono di affiancarla a Fabio De Luigi nella sit-com Love Bugs, giunta alla seconda serie e dopo l'abbandono di Michelle Hunziker. Anche nel veloce ritmo scandito dalla telecamera fissa, Elisabetta mostra di saperci fare, perlomeno se consideriamo gli aspetti base della recitazione: sveltezza, buona parlantina e naturalmente un'estetica che non guasta. Forse erano la stessa sit-com e soprattutto le bizzarre scene che interpretava a non valorizzarla più di tanto. E sinceramente pure negli sketch degli spot TIM mostra qualche pecca di troppo, risultando meno solare e spigliata, ma mostrando comunque di avere stoffa, che sta personalmente ritagliando nei continui pellegrinaggi a New York. Ciò non toglie che la consacrazione sia meritata e inarrestabile, ergo rimane da capire il senso della partecipazione ad un reality, tra l'altro piuttosto vacuo di fama come Circus, che potrebbe addirittura nuocerle, nel caso ci fosse qualcosa che vada storto, che ne sai che ti cade dai trampoli... A dicembre tra l'altro esce nelle sale insiema a Christian De Sica, già suo partner alla TIM, nel tradizionale film di Natale, un nuovo traguardo che si aggiunge nel curriculum di Elisabetta, che da fine agosto sosterrà pure Sandro Piccinini a Controcampo - Ultimo Minuto, il nuovo Serie A di Italia 1.
Con un'agenda di impegni così fitta, saremo davvero curiosi di sapere il perchè della partecipazione ad un reality, presenza alquanto inutile e forse deleteria. Attenzione ai trampoli, per carità.