sabato, 16 giugno 2007 | Permalink

La depressione s'è trasformata con ineccepibile sfrontatezza in drammatica agonia. Il TG1 di Gianni Riotta, con la voglia matta di andarsene altrove, continua la sua deplorevole caduta nell'infimo. L'edizione serale di oggi si è confermata, come vuole la recente tradizione, al ribasso: informazioni scarne e risicate, papponi politici tutti da gustare, notizie finali importanti come la morte di una formica. Sapevamo già che al TG1 consentire a tutti i politici di dire le proprie puntuali baggianate, possibilmente salutando mammà davanti alla telecamera, fosse la priorità, anche quando ci sarebbero fatti di cronaca che meriterebbero incipiente puntualità. Puntualità ora decisamente sopita, di fronte anche ad eventi para-politici o a situazioni in cui un collegamento in diretta non farebbe poi così schifo.

Elemento uno: il Gay Pride a Roma. Un servizio e nulla più. S'è passato ad altro. il TG5 schiaffava ben 4 filmati, alla faccia della puntualità. Il TG2 non certo di meno, tra interviste raccattate qua e là per il corteo e racconti di una giornata che sarebbe comunque da sottolineare, se non altro per il fatto che ci fosse una marea di esseri umani riversata nelle vie della capitale. Non che questi ultimi due telegiornali si possano sottrarre dalla girandola sostanziosa di commenti e pareri dei politici, ormai il teatrino sbruffoncello di battute e controbattute da parte dei signorotti è divenuto elemento da avanspettacolo che suscita risa, ovviamente senza soverchiare di certo rabbia mista a compassione per un'operosità minima come il peso delle buste paga. Però almeno si apprezza il tentativo da reportage. Nulla da fare, oltre la cronaca pure le manifestazioni. Tira brutta aria in redazione, e ancora nessuno ha chiuso le finestre per la corrente.

Elemento due: il servizio sulle prove di Formula 1. D'accordo che le qualifiche fossero terminate giusto 25 minuti prima, ma collegarsi con Indianapolis per un minimo di resoconto, no? Gli inviati sono di casa, stipendiati Rai, bastava un'incursione in diretta per avere il quadro della situazione e nulla più, sapendo che realizzare un servizio completo in 25 minuti sia un'operazione impossibile - ma ci dovrebbero spiegare come fanno allora a realizzare e  montare i servizi dei posticipi di Serie A da fornire alle trasmissioni di approfondimento una decina dopo il fischio finale. Va in onda un servizio d'archivio di Ettore Giovannelli sul circuito di Indianapolis, sull'aurea americana, e ovviamente di macchine in pista e dei loro risultati neppure la traccia sul guard-rail.

Elemento tre: intervista sbrodolosa a Carlo Conti. Nulla è cambiato rispetto alle precedenti mandate dietro la scrivania del primo telegiornale italiano. Quando si può, perchè non è carino dare troppo nell'occhio, lo spazio finale del giornale è dedicato alla marchetta: intervista di Mollica ad uno dei conduttori certamente più in forma della squadriglia Rai, per celebrare il successo de L'Eredìtà, macchina da ascolti e da medie Auditel da far impazzire. Lodi ovviamente sperticate, a costo zero - gli omaggi non hanno prezzo - e tolleranza limitata. E' purtroppo una tradizione consolidata e comune a molti telegiornali quella di festeggiare i successi della propria rete. Però si pensava che con il nuovo corso di Riotta, qualcosa al TG1 fosse cambiato, o almeno in odore di repentino cambiamento, e invece l'uguale ritorna inesorabile, pronto a raccogliere le solite vittime, poveri disgraziati che s'aspettano un telegiornale modello - e invece il modello, non seguito, è quello di Sky - sapendo bene che raccoglieranno un fallimento clamoroso.

Ma Riotta è stanco, lo ha detto a tutti, non vede l'ora di sbarazzarsi della creatura. Errori ed omissioni continuano, ora anche dal Vaticano piovono i primi malumori: la Santa Sede vedrebbe troppa laicità e poco cattolicesimo. Riotta sarebbe corso ai ripari, importando dal TG3 Aldo Maria Valli, neo responsabile dei servizi legati alla sfera cattolica. La nomina ha logicamente infastidito Fabio Zavattaro, storica voce delle vicende del Papa, e probabilmente spunteranno scintille. Il TG1 attuale è questo, anzi è tutto qua. Un misero collage di notizie malridotte che però lo rendono ancora il primo telegiornale italiano. Chi fa ascolti vince. E pazienza se a perdere sia il diritto all'informazione.

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categorie: rai , tg1 , raiuno, visioni della tele, visioni fai-da-te, gianni riotta

lunedì, 04 giugno 2007 | Permalink

Ci risiamo, è ripartita la guerra dei comunicati stampa. Non fa in tempo a chiudersi serenamete l'ennesimo periodo di garanzia che Rai e Mediaset si ritrovano come tradizione a tirarsi i capelli l'un l'altra, giustificando(si) i successi delle proprie reti, meglio se a discapito dell'avversario diretto. Naturalmente hanno vinto tutti, che vi credevate. Vince la Rai, vince Mediaset. Ognuno vince a casa sua, naturalmente e con il massimo del risultato, of course.

In teoria, vincerebbe la Rai, ultimamente abituata a issarsi sopra tutti sia nel prime time che nell'intera giornata. Prima rete è RaiUno, con il 24,80% di share (+0.97% rispetto al 2006) in prima serata e il 22.93% nell'intera giornata, battendo nettamente Canale 5 (21,24%). Calano leggermente RaiDue e Raitre, ma nel complesso è di nuovo l'azienda di Viale Mazzini la vincitrice del confronto serrato, nonostante una collezione impressionante di flop (alcune fiction, Colpo Di Genio e il prolungato Apocalypse Show) che però non ha inciso in maniera determinante nella media di rete.

Dall'altra parte della barricata, non meno agguerrita, rimane ben salda Mediaset, la quale ovviamente non ci pensa neppure ad ammettere la sconfitta, ma per proclamarsi vittoriosa adotta il solito discutibile trucchetto dell'ascolto preferito, ovvero la fascia di pubblico 15-64 anni, nella quale Mediaset sguazza in solitario, ottenendo sempre risultati migliori rispetto alla concorrenza Rai, la quale si rifà all'intero bacino Auditel. E a Cologno Monzese ci tengono a sottolineare il trionfo schiacciante di «una stagione Mediaset con un'indiscussa leadership tra il pubblico compreso tra 15 e 64 anni, che rappresenta il 70% della popolazione italiana e su cui converge l'80% degli investimenti pubblicitari». Non ho la minima voglia di riportarvi i numeri, così estremamente noiosi, per suffragare queste tesi, ma faccio notare come si chiuda il comunicato: «Italia 1 diventa addirittura la prima rete italiana nel totale giornata tra i più giovani 4-24 anni: 23,4%». Ovvero: andiamo a trovare a piacimento il campione più rappresentativo della vittoria e spiattellamolo per riscuotere consenso. Mossa troppo furbetta, ma tanto la Rai sa che nella fascia 15-64 perde e giustamente non si va a sputtanare, idem Mediaset nella fascia totalitaria.

Non c'è dubbio. Fa tutto molto ridere, sganasciare, anche un po' riflettere. La guerra Rai-Mediaset a suon di ascolti, quando entrambe le reti ammiraglie denunciano flop fragorosi ed un'emorragia di pubblico non indifferente, a vantaggio di Sky e non solo, assume ogni volta contorni ancor più ridicoli. Visti gli abominii scodellati ad ogni ora del giorno e della notte, non vedo proprio cosa ci sia da festeggiare.

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categorie: mediaset, rai , auditel, visioni della tele

giovedì, 03 agosto 2006 | Permalink

Non è stato affatto un anno felice per Ilary Blasi. A ricordarcelo ci pensa proprio oggi il quotidiano Libero, che dedica un articolo al 2006 non particolarmente brillante della moglie di Francesco Totti, per la quale quest'anno è stato costellato di impegni importanti per decretare una raggiunta svolta professionale. E invece i primi 8 mesi dell'anno corrente sono stati costellati di flop, come recita il titolo dell'articolo. I flop che perseguitano Ilary. Le occasioni sono state delle più ghiotte. A partire dal Festival Di Sanremo, portato senza troppi clamori alla deriva dal nostromo Giorgio Panariello. Nell'edizione più criticata e bistrattata, che ha segnato una costante emorragia di pubblico televisivo, l'ex letterina non archiettò nulla affinchè ci si potesse in futuro ricordare di lei, salvo la tetta spuntata in mondovisione dal vestitino attillato - per due giorni si parlò soltanto di quello. Gli esperti però la salvarono, preferendo Victoria Cabello, l'altra donzella sgambettante sul palco dell'Ariston, come bersaglio delle osservazioni più appuntite. Ma di certo neppure la signora Totti, supportata dal maritino in visita inattesa (?) alla kermesse, aveva dato motivo di meritarsi qualche applauso sentito.

Ma Ilary si porta la musica nel cuore. Aveva iniziato coreografando con mosse robotizzate le musichine a Passaparola, spalleggiata da altre fide letterine. Due anni, dal 2001 al 2003, che gli valsero subito i primi accenni di notorietà, anche grazie ai flirt con il capitano della Roma, poi sposato in diretta tivù il 19 giugno 2005 - evento seguito a maratona da SkyTg24. A CD:Live, la risposta Rai al concorrente Top Of The Pops - ironia, è sempre stato un prodotto Rai prima della sua inspiegabile cessione a Italia 1 - invece era affiancata dal dj Alvin, ma l'atmosfera scanzonata che traeva il proprio coraggio nello stilizzare il contenitore musicale nemico non le donava, tanto che gli ascolti non hanno mai premiato la trasmissione, finita sempre al tappeto nei confronti diretti. Di mezzo ci sono i due anni passati alla corte di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa, ma parliamo degli esordi della trasmissione che ora è diventata un vero e proprio cult di Raitre. Appena avviato, il talk-show mascherato da chiacchiericcio meterologico non dava certo i frutti Auditel di ora e dopo la prima mandata di puntate era già a rischio cancellazione. Poi Ilary dovette forzatamente fare le valigie causa Pupino in grembo e lasciò il campo a Filippa Lagerback, un'altra inspiegabile reietta del panorama televisivo. Sarà stato un caso, ma dalla fine del 2005 la trasmissione di Fazio prese tutta un'altra rotta, guadagnandosi apprezzamenti continui.

Il legame con la musica non si era certo interrotto. E infatti trova la massima espressione nell'edizione 2006 del Festivalbar, il tradizionale appuntamento musicale di Italia 1 che da un paio di anni a questa parte regala enormi soddisfazioni ad Andrea Salvetti: l'Auditel impazza, i discografici si esaltano, compilation col marchio della kermesse schizzano ormai da anni autonomamente al numero uno delle classifiche di vendita. Merito anche dei conduttori, naturalmente. L'accoppiata Incontrada-De Luigi, un anno fa, era riuscita a portare a casa punte del 20% di share, roba da Canale 5 quando è a letto con la febbre. Ma il duetto, per certi versi anche strampalato - che ci azzecca un comico-attore a disquisire di cantanti? - non poteva ripetersi, e così per l'edizione 2006 ecco che quelli di Italia 1 costituiscono un dream team, almeno sulla carta. Il Mago Forest, garanzia di divertimento, poi mettiamoci Cristina Chiabotto, amata dalle mamme e pare per nulla affaticata dal ruolo di primadonna alle Iene, e infine posizionamoci in mezzo Ilary Blasi, scelta tra un manipoli di candidati. Ma per la venticinquenne - così come per gli altri due compagni di viaggio - l'esperienza itinerante si rivela alquanto deludente. Dopo un avvio esaltante, guarnito del 13% di share, il Festivalbar è precipitato al 9%, roba da La7 quando si dopa. Un dato assolutamente negativo, sicuramente determinato anche dal poco affiatamento professionale dei tre protagonisti, uniti malamente dagli autori con un collage da Melevisione, scenette da Albero Azzurro e artisti che entravano e uscivano, salvo rispondere a qualche domandina banale che neppure Marzullo osa farsi allo specchio perchè sarebbe disarmante rispondere al nulla. Forse sono mancati grandi nomi di rilievo, è mancato il trascinamento che un tormentone può dare, ma nel complesso a livello musicale le lacune non sono state insormontabili. Per la povera Ilary di nuovo un buco nell'acqua. Anche se lei si dichiara soddisfatta a tutti gli effetti.

E consola poco la copertina a lei dedicata dal mensile GQ in edizione russa. In Italia pare proprio che sia difficile centrare una soddisfazione professionale piena - a parte la linea di abbigliamento Never Without You, curata insieme al maritino e passatempo preferito dalle celebrità che non sanno come impiegare in modo diverso i propri quattrini in eccesso. Alessandra Menzani, concludendo l'articolo, paragona Ilary a Victoria Beckham, un'altra aspirante tutto che si è comodamente legata ad un calciatore, David Beckham, che ha già sfornato due bebè e che nonostante gli agi della vita mondana non si accontenta e vuole a tutti i costi sfondare come cantante. Ma finchè era inserita nelle Spice Girls tutto bene: il problema viene quando col microfono ci si mette da soli. E nessun disco stampato dal'ex Spice è stato degno di nota. Magari per Ilary il contesto è diverso, la tv permette una maggiore poliedricità rispetto al canto. Ma per ora i primi tentativi veri hanno dato esito negativo. Sarà per la prossima, dai.

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categorie: ilary blasi, visioni della tele, ritratti tv

lunedì, 31 luglio 2006 | Permalink

Non sperate proprio che la situazione migliori da settembre in poi. L'avventura nella tivù generalista di Desperate Housewives capitolo secondo si preannuncia ancora più difficile rispetto all'esordio di quasi un anno fa del telefilm che ha conquistato il mondo. Tranne che - come al solito! - il popolo italiano. I risultati Auditel della prima stagione trasmessa da RaiDue non sono stati affatto esaltanti, nonostante una partenza sprint che aveva già fatto stappare le bottiglie di champagne nei piani alti dell'azienda di viale Mazzini. Il responsabile fiction della seconda rete Rai, Giorgio Buscaglia, si aspettava un florido 14% di share (di fronte al risibile 10% di media) e sul sito della rivista Tv Sorrisi & Canzoni ha tentato di spiegare il mancato successo, tirando in ballo controprogrammazioni - Rai - killer e spostamenti di palinsesto che hanno fatto infuriare gli appassionati. E davanti a questa attestazione di flop - che sfigura, se paragonato al successo Lost, icona della rete - le premesse del bilancio della seconda stagione, terminata un paio di settimane fa sul satellite canale FoxLife di Sky e pronta a settembre ad esordire su RaiDue in prima serata, non sono certo rosee. Lo stesso Buscaglia, intervistato dal sito Desperate Housewives Online, non nasconde un fioco entusiasmo, anzi diventa palese la necessità di contenere i danni. La missiva è quella di non scendere sotto il 10% di share, ma certamente, da sua ammissione, RaiDue non farà nulla per incentivare la promozione della serie: le repliche degli episodi della prima stagione, in onda in annosi blocchi da tre ogni lunedì in prima serata, dovranno così essere sufficenti per convogliare gli appassionati con la memoria così rinfrescata all'appuntamento con la seconda tranche di episodi. E gli ascolti della riproposizione, per ora, non sono affatto incoraggianti. Nessuno spot ulteriore, nessun altro speciale dedicato alle casalinghe disperate: si confida sul pilota automatico della serie. Manca - e lo si nota fin troppo - la fiducia di Buscaglia su un prodotto che ha dato risultati soltanti discreti, e non ottimi, ergo ora diventa in balia delle onde del pubblico. Un paio di esempi, forse forzati, da esemplificazione: la rinuncia a timbrare con il proprio titolo ogni episodio, facendo perdere così le peculiarità del telefilm stesso, e la sigla della serie squallidamente velocizzata per intonare gli stacchi pubblicitari, una tecnica fanciullesca che depotenzia di parecchio le qualità della produzione di Marc Cherry. Pure lui, il padre di Desperate Housewives, è stato subissato di critiche negli Usa per aver sviluppato una seconda serie meno intrigante e coinvolgente della prima - pure la Poggialini l'aveva stroncata. Un dato non certo confortante: se la prima stagione al pubblico italiano non è andata a genio, non vedo proprio come possa farlo la seconda. Quando - tra l'altro - la seconda è stata già consumata dall'appassionato fedele via sat o Internet e iniziano a dilagare i fastidiosi spoiler (anticipazioni) sulla terza mandata in partenza a settembre sul canale americano ABC. Prepariamoci alle solite paturnie: sarà difficile sbarazzarcene.


giovedì, 18 maggio 2006 | Permalink

Essì, dall'estero qualcuno ci guarda. E non ne parla sempre benissimo, anzi. Questa volta a dire la sua ci pensa Margot Wallstrom, 52 anni, vicepresidente della Commissione Europea con delega alla Comunicazione e all'Ambiente, intervenuta a Riccione per partecipare alla manifestazione conclusiva di giovani giunti da trenta Paesi per iniziativa dell'Assemblea regionale dell'Emilia-Romagna. Oddio, il commento sulla televisione italiana di solito è monotematico: sesso e donne. Ed infatti ecco come la parlamentare si è espressa nell'intervista di Silvano Cardellini pubblicata su QN: «Da svedese ho qualcosa da dire: trovo la vostra televisione troppo sessista. Ho visto e vedo programmi con donne discinte, poco vestite... o molto svestite. Non va bene, per le famiglie, per i bambini. ci vorrebbe un occhio di riguardo per evitare di mandare in onda certo sconcezze...». Discorso che vale sia per Rai che per Mediaset: «Non mi sembra ci sia molta differenza. Ballerine, veline, come dite voi, vallette, showgirls: è tutto un mostrare nudità. Troppo. Eccessivo». Non ho una cognizione dettagliata della televisione svedese, ma non mi pare proprio che stiano meglio di noi: la Svezia è la maggior produttrice di reality-show e non proprio necessariamente educativi...

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mercoledì, 10 maggio 2006 | Permalink

Ormai non ci stupiamo più di fronte a nulla. TGCOM riporta la notizia, diffusa alcuni giorni fa dall'ANSA, della simpatica (?) querelle tra l'ENPA, Ente Nazionale Protezione Animali, e la Rai, per la presenza del dolce porcellino (foto a lato TGCOM) che allieta, supportato dal delirante doppiaggio in stile Topo Gigio, il gioco dei pacchi di RaiUno, Affari Tuoi, condotto nel nuovo variopinto corso dalla sbarazzina Antonella Clerici. Da quanto si legge sul sito, «dopo numerose proteste da parte dei telespettatori la protezione animale ha deciso di intervenire multando la Rai per per non aver segnalato all'ufficio preposto alla tutela degli animali l'intenzione di inserire un piccolo suino nel cast della trasmissione. La tv pubblica rischia così di dover pagare fino a 500 euro di ammenda». 

Irrisorio l'indennizzo da pagare, ma è curiosa la svista dell'azienda di Viale Mazzini, rea di non aver informato né in tempo né involontariamente della presenza dell'animale in studio. Nel quale è ben collocato in un recinto, libero comunque di spostarsi all'interno, ma spesso al centro della scena, o meglio continuamente colpito dai riflettori che, sempre secondo l'ENPA, generano «enorme confusione, situazione di sicuro stressante per il povero animale, tra l'altro in giovane età». Numerose le lettere e le e-mail piovute all'indirizzo dell'associazione da parte dei telespettatori inteneriti dal porcellino: un numero così elevato da spingere l'ENPA a muoversi pubblicamente. L'associazione stessa fa presente come a Roma «l'utilizzo di animali in spettacoli e riprese televisive è vincolato alla comunicazione preventiva all'Ufficio tutela animali, che dispone gli opportuni controlli al fine di verificare che gli animali coinvolti non siano maltrattati o tenuti in condizioni improprie. La Rai - secondo l'Enpa - ha ignorato questa regola, non avvertendo in alcun modo l'Ufficio preposto, motivo per cui ha ritenuto opportuno procedere con la contestazione del verbale». Quello che ora si augurano dall'associazione è che il simpatico maialino venga sostituito da un più freddo peluche. Avrà lo stesso effetto sui bambini, che già da tempo, su ordinazione della conduttrice di Affari Tuoi, inondano la redazione con disegnini e proposte di nomi da affibbiare al cucciolo? E' evidente come la scelta di puntare sull'animale voglia coinvolgere un ampio pubblico di giovanissimi, e ricalca la mossa acchiappa-target bambini di Ricci a Striscia La Notizia, che fin dall'epoca Greggio-Hunziker aveva fatto sfoggio del san Bernardo Boh, mascotte della coppia e poi finito in dono ad un'associazione terapeutica.

Si potrebbe stare ore a discutere se sia giusto o meno puntare i riflettori sugli animali, spiattellandoli nelle trasmissioni televisive come gustoso contorno del programma. Ci sono delle norme in materia. Piuttosto, crea imbarazzo che ci sia stato un movimento di sensibilizzazione verso i suini, tradizionalmente condannati alla graticola e a trasformarsi in fettine, bistecche e salsicce a consumo degli esseri umani. E' un modo per veicolare il messaggio di tenerezza incontaminata, quando la realtà di tutti i giorni è ben diversa e questi atteggiamenti disarticolano le visioni soprattutto dei più piccoli? Chi dice loro della fine che faranno? La stessa ENPA tutela gli animali da spettacolo, compresi i porcellini, ma - salvo sviste del sottoscritto - tace sulla macellazione industriale delle povere bestie? Quando le contraddizioni sono all'ordine del giorno. Il prossimo caso, prego.


lunedì, 24 aprile 2006 | Permalink

Due appunti, in principio, subito da fare. La prima: non sapevo che pure le suore guardassero quotidianamente la televisione, ad ogni ora del giorno. La seconda: è inutile ragionare obiettivamente sui giudizi che le stesse suore, ben 350 in 80 istituti, hanno espresso in un sondaggio del periodico on-line Marketing & Tv, perchè il punto di vista religioso è ormai assodato, il cardinal Ruini e le intemperane catodiche di don Mazzi lo hanno fatto capire più volte. E' altrettanto poco comprensibile l'obiettivo che questa stessa ricerca si prefigurava. Magari ci si aspettava uno stravolgimento dei pareri tradizionali e/o istituzionali? I risultati sono risibili e del tutto scontati. Banditi i reality show (23%), deprecati i numerosi quiz televisivi in cui pullulano premi cospicui, accusati di fornire una visione troppo materialista della realtà e di danneggiare l'educazione dei bambini (mamma mia che esagerazione, ma avranno mai visto Distraction di Mammucari?), tipo Chi Vuol Essere Milionario? condotto da Gerry Scotti (però stranamente nessuno ha tirato le orecchie ai pacchi ripieni di pecunia di Affari Tuoi), anche se il simpatico presentatore di Canale 5 viene salvato quando sale al timone di Passaparola, preferito dal 13% delle intervistate sicuramente per la finalità culturale, e magari questo giudizio ci può anche stare, ma ci starebbe pure per le domande a scalare del Milionario, che presuppongono un grado minimo di cultura, e non soltanto fortuna come per i pacchi di RaiUno. Però, riconoscono puntualmente le suore, i quiz sono finti (16%), sconci per l'esibizione di corpi femminili (18%) - il pullulare di letterine e ereditiere dai lembi di vestiti addosso non è chiaramente concepito, ma l'abito non faceva il monaco? - e nocivi per il linguaggio dei giovani (14%) - anche se non ho ancora mai sentito volare una sonora imprecazione, né visto volare schiaffi o calci di stelle morte di fama, che invece ammassano i reality


mercoledì, 12 aprile 2006 | Permalink

Dal sito ADNKronos - e ci sarebbe pure da aprire una parentesi su come le agenzie di stampa oggi battano di tutto, dal cane del vip persosi per strada alla ricetta preferita dalla star televisiva - apprendiamo che stasera a Striscia La Notizia verranno mandati in onda due fuorionda - scusate la debordanza dell'inevitabile gioco di parole - strappati a Fabrizio Masia, il giovane direttore della Nexus, finito in graticola con annessa fetta di bistecca dopo il macello dei fasulli exit-poll che dalle 15 hanno spiazzato l'Italia politica, per poi essersi velocemente sciolti alle prime proiezioni. La fonte del siparietto è Studio Aperto, e mai telegiornale fu così azzeccato: la casualità di aver colto Masia imprecare contro l'ignoranza della gente, a suo parere incapace di cogliere la portata di un lavoro massacrante - sentirete poi, se volete, le parole esatte, o basta leggerle passando di qua - proprio nel collegamento con l'inviata di Studio Aperto, testata che dedica 3/4 del proprio tempo a pizzicare le star, millantando nuovi flirt casarecci o facendo una sempre utile pubblicità aziendale promulgando spesso il trash raccattato nelle reti Mediaset. Non vedo, ad ogni modo, dove stia lo scoop così eccezionale da essere riferito da un'agenzia stampa. Rabbrividisco nel sapere che questa stessa agenzia fornisce i lanci politici e di cronaca. Alla prossima visione.

AGGIORNAMENTO ANSIA / 1: Il servizio sul fuorionda è stato mandato subito all'avvio di trasmissione. La giornalista era Elena Guarnieri. Confermo che non c'era alcun bisogno che venisse promozionato in questa maniera. Bah.

AGGIORNAMENTO ANSIA / 2: Come già ampiamente previsto, alle 12.40 di oggi Studio Aperto non poteva che riproporre l'esilarante (?) fuorionda mandato in onda la sera prima da Striscia La Notizia. Ho detto ore 12.40, e dire che il telegiornale era iniziato da soltanto quindici minuti. Ergo, almeno altri 18 minuti di delirio, dove sono succeduti servizi sulle feste vip pasquali, inchieste on the road sulle proprietà dell'attività sessuale, e un bel salto a Torino e Napoli girovagando per i mercato rionali alla ricerca dei prodotti tipici pasquali. Salvateci dal delirio.


sabato, 08 aprile 2006 | Permalink

Vi ricordate i tempi della crocifissione di Paolo Bonolis, due anni e mezzo fa, quando il conduttore era al timone del neonato e Auditel-killer Affari Tuoi, ad opera della banda di Ricci? Missive debordanti da parte di Striscia, continue accuse di taroccamento, concorrenti già al corrente della loro prevista prestazione, pacchi che esplodevano di euro al momento giusto. Ecco, una guerra continua, finita poi con il passaggio di Paolone a Mediaset, armi deposte e amici come prima, visto che né Pupo né, per ora, la Clerici, sono riusciti a re-intaccare il predominio ripreso da Striscia La Notizia nella fascia di access-prime time, tradizionalmente molto ambita dia pubblicitari. Soltanto Bonolis riuscì ad abbattere la corazzata di Ricci: sembrava così che i bei tempi di Affari Tuoi targato 10 milioni e più di telespettatori fossero finiti. E invece no, ogni tanto uno spunto torna sempre. Non stiamo poi a vedere di che spunto si tratta: o una nuova - o vecchia - polemica dalla concorrenza, o un ritorno agli ascolti d'oro. Guardacaso, in queste ultime due serate gli spunti si sono presentati contemporaneamente.


giovedì, 06 aprile 2006 | Permalink
Aveva un senso partire con il Grande Fratello, in mezzo agli applausi dell'attacco alla messa in onda, tornati dalla pubblicità, e piazzare, per voce di Alessia Marcuzzi, un saluto al piccolo Tommaso, compianto da tutti noi, a distanza di 5 giorni dalla tragedia di sabato scorso? Ricordo breve, veloce, fintamente profondo, rotto dalla cartelletta che premeva sulla conduttrice, e subito spazzato via dalla frizzante presentazione della serata. Avevamo criticato, su LeFaremoSapere, la gestione da parte dei media della delicata vicenda del rapimento e omicidio del piccolo, in una sfrenata rincorsa all'appuntamento con la notizia, cruda o becera essa fosse. Avevamo analizzato come questa tragedia avesse condizionato, seppur in modi diversi, i due varietà del sabato sera, con la Carrà sfiancata dal dolore da nascondere in mezzo ai tanti bambini che sostenevano Amore, e con Gerry Scotti e la sua Corrida, invece, a emarginare il dramma nel commiato finale, senza averlo mescolato ai dilettanti allo sbaraglio. E ora questo saluto, ingenuo quanto inopportuno, di Alessia Marcuzzi. Una sorta di riscatto dopo la marginalità con la quale questa vicenda era stata trattata sabato scorso? E perchè di nuovo tirarla fuori, soprattutto in un contesto davvero opinabile come quello del Grande Fratello, in mezzo alle vicende da fotoromanzo così distanti dal mondo reale, oppure così vicini al mondo vero della televisione di oggi, con il confronto Flora-Filippo (Flora ex fidanzata del romano, preda del gossip e regolatrice dei conti in diretta) che riporta l'attenzione sullo scontro dopo la rivelazione del tradimento di sette giorni fa. Discorsi così lontani da quel saluto, da quel ricordo, da quel sussulto. Che sa tanto di crudele presa in giro.
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