Marco Giusti se ne sta lì a bordopalco a sollazzarsi dispensando fastidiosi sogghigni, con una faccia sorniona che sprizza supponenza, ridendo ogni tanto del nulla, o più tranquillamente incespicando velatamente con le parole. Se uno in pubblico non è propriamente fluido, dovrebbe evitare perlomeno di esporsi in malauguranti digressioni, anche se si sta parlando di un autore non certo novizio, quel Giusti padre di Blob e da una settimana e mezzo infelice tutore di Soirée, l'appendice di Matinée spiattellato dalle 19.00 alle 20.00 nella fascia preserale di RaiDue. Marco Giusti si palesa in pubblico, risiede nel parterre, mentre solitamente gli autori bofonchiano dietro le quinte. Per cui l'apparizione costante in studio risulta alquanto incomprensibile perchè, da buon ma attivo spettatore, Giusti avrebbe poco da sorridere. Il programma ha dieci giorni di vita, ma respira parecchio affannosamente. Nicola Savino e Flavia Cercato ce la mettono tutta pur di rendere comprensibile una trasmissione senza traiettorie giustificabili/volute, ma i risultati sono deprimenti. Angosciava già il 5% risicato di Piloti, sit-com sostituita dal nuovo esperimento voluto da Marano - un altro esperimento fallimentare, ma nessuno glielo dica -, ma ora con Soirée si tocca con mano il baratro. Partito lunedì scorso con il 3,48% di share e 431.000 spettatori, esordio peraltro insignificante, il programma galleggia attorno al 3%, prestazione nettamente insufficiente per una rete che perlomeno prima godeva di un paio di punticini di share in più: meglio un disastro che l'apocalisse. Ma se ad una sit-com impalpabile - mai che una funzioni, in Rai, di questi tempi - si sostituisce un programma più vuoto di un bidone, non si può prevedere l'eccellenza.
Ci vorrebbe ben altro per poter competere con giustificata supponenza, ma siamo costretti a tenerci Frizzi, e, a quanto pare, ancora a lungo. Soliti Ignoti - Identità Nascoste, moderno Indovina Chi? con cui RaiUno ha rimediato alla meritata vacanza di Affari Tuoi by Insinna, è partito lunedì sera in access-prime time senza formidabili pretese nè illibate voglie di dominio. Un giochetto che d'altronde spizzica parecchio dal suo antecedente: non a caso di mezzo c'è sempre la Endemol, che per sfidare la corazzata Cultura Moderna su Canale 5 ha scomodato il format americano Identity, sperando, con una nutrita schiera di ceri accesi, di aver finalmente trovato un programma degno di sostituire i pacchi nelle fasi di stanca della stagione.
I risultati Auditel danno per ora ragione alla mossa di Del Noce, che come al solito crede sempre in qualsiasi cosa proponga(no), salvo poi ritrattare quando si avvicina il disastro. Non si parla certo di cifre sbalorditive, ma dopo un sostanziale pareggio all'esordio (23% di share, pubblico equamente diviso), ieri il giochino telecomandato dal redivivo Fabrizio Frizzi supera la caccia al vip guidata da Teo Mammucari (1 5.928.000 telespettatori per il 25,59% di share contro 5.774.000 e il 24,80%). Entrambi sono in realtà migliorati, ma il gioco di Raiuno ha piazzato il musetto qualche centimetro più avanti, roba da misurazioni da sarta. La sorpresa però sta nella (prevedibile?) fiducia accordata dal pubblico alla proposta di RaiUno, dopo l'esordio misto a curiosità che poteva anche scemare la sera successiva. Invece l'ascolto ha tenuto, anzi è Cultura Moderna a non aver sfondato nel secondo round - e tra l'altro ancora lontana dai numeri stellari dell'estate scorsa, quando non si guardava certo col binolo al 30% di share. Antonio Ricci non si preoccupa mai, a patto che l'Auditel non si azzardi a propinare numeri al ribasso, ovviamente.
Un altro colpo mancato o, se volete, un botto dall'eco ridotto. L'ennesima fiction Mediaset, prodotta per Canale 5 dall'inseparabile TaoDue di Pietro Valsecchi, Attacco Allo Stato, sarà forse l'ultima produzione della stagione televisiva ormai agli sgoccioli, ma sono lontani le esplosioni Auditel da almeno una decina di milioni di telespettatori, anche nel caso di prodotti da alta risonanza, come fu per Karol e come è stato per il recupero delle triste faccende delle Brigate Rosse. Gli ascolti per carità non sono mancati, ma evidentemente i colpacci a suon di fiction sono finiti - e lo dimostra pure l'andamento delle ultime produzioni Rai firmate Saccà, il cui emblema è senza dubbio il flop de I Colori Della Gioventù di giovedì scorso, senza naturalmente rigirare il coltello sulla piaga 48 Ore. La concorrenza è stata battuta, ma senza strafare. La prima puntata, andata in onda lunedì scorso, ha raggranellato con apparente agilità 5.972.000 telespettatori per il 24,98% di share, stracciando La Partita Del Cuore su RaiUno, rimasto al palo con 3.465.000 telespettatori e il 14,42% di share e finendo pure scavalcato dagli ultimi episodi della prima stagione del telefilm Lost, che su RaiDue hanno chiuso con una media di 4.007.000 telespettatori e il 15,84% di share. Il supporto ad Attacco Allo Stato non è naturalmente mancato, con una forte e continua scarica di promo a tutte le ore e speciali sul dietro le quinte a tarda sera: è innegabile che Lost abbia potuto frenare l'affermazione perentoria della fiction dove svetta Raoul Bova.
Ma anche la seconda e ultima parte, andata in onda ieri sera, non ha brillato più di tanto, a fronte di una controprogrammazione affatto furiosa, anzi: soltanto 5.901.000 telespettatori e il 24,42%, dati pure in calo rispetto alla prima parte ma sufficienti per superare l'ennesima replica del Commissario Montalbano su RaiUno (5.451.000 e 21,77%). Le riflessioni vengono spontanee. In Italia si continua a puntare tutte le fiches sulla fiction - a discapito delle produzioni seriali americane ma dai risultati ottimi se soltanto se ne curasse la messa in onda -, si continua produrre sceneggiati su qualsiasi fatto storico o di attualità confidando sull'attenzione del pubblico. I risultati non mancano ma non sono più eclatanti. Segno di un rapido cambio di tendenza da parte della platea televisiva, sintomo invece di fiction non particolarmente gradite e/o entusiasmanti oppure il movente è più semplice e riconducibile ad un calo generale del pubblico con la fine della stagione televisiva? Da promotore delle serie tv americane, mi auguro che il pubblico si sia stancato delle fiction fatte a destra e a manca. Anche perche, con tutto quello che costa realizzare uno sceneggiato...
Un altro caposaldo del palinsesto televisivo moderno è stato abbattuto. Striscia La Notizia, ormai ufficialmente, conquista pure l'access-prime time della domenica sera. Sette giorni su sette in video, dunque, aprendo anche alla giornata tradizionalmente sguarnita di Gabibbo & Co. A Mediaset serviva evidentemente aiutare il lancio della fiction storica Questa E' La Mia Terra, che ha chiuso appena sette giorni fa con modesti risultati, e la sit-com Il Mammo, interpretata da Enzo Iacchetti e Natalia Estrada, non riusciva a contenere il Malloppo della D'Eusanio, nonostante il giocattolino piazzato su RaiUno non andasse proprio benissimo di suo. L'illuminazione di Ricci - e di chi lo governa dall'alto - è stata azzeccata. Domenica scorsa Striscia, col pretesto di fornire al pubblico una spassosissima carrellata di strafalcioni made in Giurato, ha stracciato Il Malloppo, portandosi a casa l'intero bottino Auditel: 6.032.000 telespettatori e il 26,68% di share contro i 3.621.000 telespettatori e il 15,34% di share per la D'Eusanio.
I risultati sono stati talmente buoni da bissare l'esperimento domenicale: anche ieri sera, infatti, Striscia è comparsa dopo il TG5, questa volta con una puntata dedicata ai reality-show, in sostanza un succulento collage di servizi già mandati in onda sui vari reality dell'ultima stagione televisiva, dall'Isola Dei Famosi 3 alla Fattoria, passando per il Grande Fratello 6. La Rai, che sette giorni fa aveva accusato maldestramente il colpo della concorrenza, è corsa immediatamente ai ripari, accantonando Il Malloppo versione D'Eusanio, che francamente non era né carne né pesce e sfidando l'ammiraglia Mediaset di nuovo con Affari Tuoi nuova versione, La Rivincita: prendi i concorrenti più sfigati e dà loro la possibilità di riscattarsi, sempre che il destino e la fortuna lo vogliano. Ma pure ieri sera Striscia è riuscita di gran lunga a spuntarla - 5.718.000 telespettatori e il 27,55% di share per la combriccola di Ricci contro 4.925.000 e il 22,60% della Clerici - pur combinando gratis frattaglie di magazzino, e senza regalare milioncini impacchettati col fiocco.
La sfida è manco a dirlo già rinnovata a domenica prossima, e perlomeno durerà fino a sabato 10 giugno, giorno dei saluti della coppia Ficarra & Picone dal bancone di Striscia. Il Malloppo è stato soppresso senza tanti complimenti, ma in compenso RaiUno continua in access-prime time a prenderle da Striscia. Puntare su qualcosa di nuovo no?
No, non è stato un esordio da stappare lo champagne. Neppure lambite minimamente le previsioni di Fabio Testi, che sontuosamente avrebbe voluto brindare al 12% di share in prima serata. Comedy Club invece ieri sera su Italia 1 piomba in prima serata con un mortificante 6,96% di share e la miseria di 1.532.000 telespettatori - e l'entrata di diritto nella categoria Il Mio Nome E' Flop. Davvero un po' pochini. L'innovazione catodica - o presunta tale o così mascherata - inciampa ancora sul giudizio inflessibile del pubblicol, o meglio dei numeri. Cifre da La7 in forma, o se volete da Rete 4 in disarmo. Pure Mike Bongiorno all'esordio fece meglio, sfiorando il 10% con Il Migliore, salvo poi crollare al 7% di martedì alla seconda puntata. Insomma, la partenza sprint di Federica Panicucci su Italia 1 si è già tristemente arenata nelle nebbie di un futuro professionale già in bilico. Ieri sera Comedy Club le ha prese da tutti, soprattutto da Simona Ventura, alla quale è bastati un minimo 10,01% di share e 2.105.000 telespettatori per sfondare la diretta concorrenza - e dire che i numeri di MusicStar (musica formato vip dall'ugola non allenata) sono ben inferiori di almeno due punti di share rispetto a MusicFarm, che le aveva costantemente prese dal trash-game-show di Teo Mammuccari, Distraction. Quindi, la Mona ha infierito relativamente poco sul rapido decesso di Comedy Club, ennesimo prodotto emblematico di una stagione, quella di Mediaset, decisamente sottotono, con flop e semi-flop e semi-soddisfazioni continue. Forse è il prezzo da pagare per percorrere la strada della novità.
Sugli ascolti della nuova soap-opera, sorry, real-drama di RaiUno, Sottocasa, ci eravamo espressi molto vagamente, non potendo disporre di dati esaustivi su cui come al solito filosofeggiare, e molti utenti ci hanno chiesto via e-mail dati più precisi. La fascia 12.00-15.00 comunque non aveva manifestato scossoni sia su Canale 5 - che non sembrava aver pagato dazio alla nuova avventura di Sottocasa - che su RaiUno, ancora trainata dal TG1 e poi uccisa nel proseguio del dominio della concorrenza che piazza il finale di Beautiful e la partenza lancio di CentoVetrine.
Oggi sul Corriere Della Sera Aldo Grasso, nella rubrica quotidiana A Fil Di Rete, ci aiuta puntualmente a chiarirci più precisamente le idee. Il dato Auditel della media di ascolto dei primi cinque episodi di programmazione - e ce ne sono ancora 190 da assaporare nel dopo-pranzo - non è certo entusiasmante: 1.384.000 telespettatori e il 9,25% di share. Meno del 10% dunque, e meno dell'11% di media che RaiUno totalizzava prima dell'arrivo del real-drama, schiacciata dal domino soapoperaro di Canale 5. Insomma, la partenza di Sottocasa non è stata delle migliori, no. E si potrebbe pure ragionare basando i pensieri sulla lunga serialità, sull'uscita alla distanza, perchè no. Ma Centovetrine, al suo esordio su Canale 5 nel 2001, fece subito 4 milioni di telespettatori e il 27% di share, per poi salire vertiginosamente fino al 30-31%. Il buongiorno si è subito visto. Sottocasa d'altronde paga una scarsa visibilità mediatica, pochi agganci nei salotti tv e una continua presenza nell'anonimato, in una fascia oraria killer come quella del dopo pranzo, che pare poco incline a cambiamenti di telecomando. Aldo Grasso sottolinea come il nuovo Sottocasa focalizzi l'attenzione su «meno sentimenti e più problemi sociali, nella tradizione europea più che in quella americana», ma il dato Auditel «non è granchè incoraggiante e la prestazione degli attori ancor meno», aggiungendo che «forse il problema più grosso non sta nel prodotto, quanto nella sua collocazione oraria». Probabilmente, per incalzare la leadership di Canale 5 - che era comunque già corsa ad eventuali ripari rimescolando spot e telepromozioni per evitare esodi indesiderati di pubblico - occorreva una maggior promozione, un cast di maggior richiamo, da grande evento, per acchiappare subito interesse e una sinergia con le altre trasmissioni Rai. La scommessa naturalmente non può dirsi ancora persa - a noi tutto sommato il prodotto non pareva così malvagio -, ma di certo le premesse sono tutt'altro che incoraggianti. Per la soddisfazione di Saccà...
In Mediaset erano tutti soddisfatti, e pure i quotidiani e i giornali specializzati di oggi hanno esaltato il presunto successo della prima parte della fiction Karol - Un Papa Rimasto Uomo andata in onda mercoledì sera su Canale 5. Evidentemente un 26% di share era sufficiente per brindare, ma di certo un 26% non è un 40% e sicuramente la fiction poteva fare di meglio - e così si auspicava. Personalmente, più che un successo, lo considererei un mezzo flop. E a ribadire questa personalissima visione arriva il dato Auditel della seconda e ultima parte del sequel dedicato alla vita di Giovanni Paolo II: 6.003.000 telespettatori e il 23,30% di share. Su RaiUno questa volta non c'era un Bruno Vespa qualsiasi a riempire le poltrone bianche ma il ritorno della finale di Coppa Italia Inter-Roma, seguita da 6.875.000 telespettatori e il 25,73% di share. Dunque, il calcio - perlomeno quello giocato, per quello parlato ci pensa la magistratura - batte il Papa. Sfido a dire che questo sequel, nel suo complesso, si possa definire un successone.
Rispetto anche alla prima parte di Karol - Un Papa Rimasto Uomo di mercoledì sera, la seconda parte ha ceduto ben 600.000 telespettatori alla concorrenza e ha perso oltre 3 punti di share, in controtendenza rispetto al tradizionale aumento di pubblico in occasione delle puntate finali di una serie. A poco vale, in termini di audience e di investimenti aziendali, produttivi e pubblicitari, i complimenti delle istituzioni ecclesiastiche. Vuoi per una collocazione in palinsesto sbagliata - pure ieri C.S.I, catalizzatore di pubblico giovane, non ha mancato di timbrare il cartellino, realizzando in tre episodi una media folle del 14,91% di share -, vuoi per una presa scenica di minor impatto ed effetto rispetto alla prima parte della vita del Papa, andata in onda un'anno e un mese fa sempre su Canale 5, la fiction su cui Mediaset puntava come botto di fine stagione per risollevare un 2006 per ora avaro di exploit ha fallito l'obiettivo. Se ci aggiungiamo pure il flop di 48 Ore - su cui ora pende il brivido legittimo di una cancellazione dal palinsesto anzitempo - i motivi per essere soddisfatti e per brindare sono davvero pochi.
E no, Mediaset non ne infila una manco a pagarla. La stagione che si sta per concludere non è stata esaltante, certo, neppure orribile, ma sicuramente ai piani alti di Cologno Monzese ci si attendeva molto di più dall'inizio del 2006. E lo sconforto diventa sintomatico se a toppare non è un reality qualsiasi, ma una fiction su cui a Mediaset puntavano ormai tutto, la seconda parte della serie Karol, produzione TaoDue di Pietro Valsecchi, con le ultime due puntate dedicate al pontificato di Giovanni Paolo II. Dopo aver trasmesso le prime due puntate il 19 e 20 aprile 2005 con risultati di ascolto eccezionali - 12.654.000 telespettatori e il 44,31% di share per la prima serata e 13.011.000 e il 43,50% per la seconda - l'ultimo blocco della serie è stato volontariamente posticipato a maggio 2006 invece della collocazione prevista di inizio aprile per via della concomitanza con le elezioni politiche e il secondo faccia a faccia tra i due candidati Prodi e Berlusconi, e i risultati non sono stati proprio quelli attesi.
La prima parte di Karol - Un Papa Rimasto Uomo è stata un mezzo flop. Soltanto 6.640.000 telespettatori, per uno share non certo eccezionale del 26.93%. A fronte di una controprogrammazione risibile da parte delle altre reti, pure quelle Rai, con di nuovo Bruno Vespa gettato con il suo Porta A Porta su RaiUno nel duello ad armi impari - proprio come il 19 aprile 2005 - che ha portato a casa un onesto 17,67% di share. E dire che gli stessi dirigenti Mediaset avevano deciso di evitare lo scontro con il faccia a faccia elettorale per non sminuire le potenzialità di un prodotto Auditel-killer, scegliendo così di attendere maggio per far esplodere la fiction.
Come da palinsesto, questa sera andrà in onda la parte conclusiva della serie che, se dovesse migliorare l'ascolto di ieri sera, non riuscirebbe comunque a fare oltre 10 milioni - ha pure di fronte su RaiUno il ritorno della finale di Coppa Italia Inter-Roma (l'andata mercoledì scorso fece 7.320.000 telespettatori e il 28,21% di share, sbarazzandosi facilmente del reality La Fattoria, ergo gli sportivi sanno già dove sintonizzarsi). Forse il mercoledì e il giovedì - a mio parere - non sono giorni ideali per collocare una fiction di alto profilo come Karol. La prima parte, trasmessa nel 2005, era infatti stata trasmessa il lunedì e il martedì, cogliendo subito un eccellente risultato. Il lunedì è tradizionalmente serata accogliente di produzioni del genere, garantendo spesso ottimi dati Auditel. Non si capisce infatti perchè i direttori di palinsesto abbiano puntato su due serate infrasettimanali, programmando il lunedì 48 Ore cercando di migliorarne gli ascolti - operazione miserabilmente fallita - e il martedì l'ennesima replica di Ghost. Insomma, evidentemente sono stati gli stessi artefici del palinsesto di Canale 5 ad attutire clamorosamente l'esplosione della fiction, che doveva garantire un fine stagione dignitoso ma che ora invece si fa crudelmente emblema di un 2006 allo sbaraglio per l'azienda del Biscione.
Seconda apparizione di Mike Bongiorno con la sua nuova creatura, Il Migliore - Sfida Di Intelligenza, passata eccezionalmente ieri sera rispetto alla collocazione prevista del giovedì sera. Dopo l'esordio a mio parere non particolarmente brillante - molti in realtà hanno esaltato il risultato dello storico conduttore alla partenza del suo nuovo quiz - ieri sera la seconda puntata ha perso oltre tre punti di share rispetto alla prima puntata di giovedì scorso, fermandosi a 1.697.000 telespettatori e il 7,11% di share. Probabilmente il calo di pubblico è dovuto anche all'agguerrita programmazione generale della prima serata, che vedeva due appuntamenti finali come MusicFarm su RaiDue e Distraction su Italia 1, nonostante questi ultimi prodotti non abbiano realizzato ascolti strepitosi, pu trattandosi delle ultime puntate. Qualche apprezzabile miglioramento comunque c'è stato: ritoccando la formula e i tempi dei vari giochi, gli autori hanno recuperato almeno venti minuti, evitando così di rasentare la mezzanotte come accadde alla prima puntata, con annesso mea culpa del conduttore. Ma d'altronde lui stesso ha ammesso ai giornalisti, dopo la messa in onda della prima puntata, «ci sono ancora dei cambiamenti da apportare alla trasmissione. Stiamo lavorando in questo senso e penso che riusciremo ad essere pronti per la terza puntata». Non rimane così altro che attendere giovedì prossimo per apprezzare sostanziose modifiche, per un quiz che è ancora eccessivamente lungo e tendente al tedio. Il pubblico se n'è senz'altro accorto, ergo urgono soluzioni correttive.
In compenso, dopo la prima puntata, sia Piersilvio Berlusconi che Giancarlo Scheri si sono prodigati in complimenti e gesti di stima incondizionata a Mike Bongiorno - evidentemente il 10% di share raggiunto all'esordio ha fatto tacere eventuali ed opportune critiche al programma. «Il grande Mike ieri sera - esordisce così il vicepresidente Mediaset - ha dimostrato non solo di essere il padre nobile della televisione italiana ma anche un campione in piena attività che quando scende in campo gioca bene e fa gol. Bravo anche il direttore di Retequattro Giancarlo Scheri che ha riportato in prima serata un genere, il quiz classico del giovedì che il pubblico ha sempre amato, sapendolo aggiornare con elementi di modernità». Ecco, magari ci sfuggono gli elementi di modernità (Genius è il fratellino minore) se non nei difetti di un prodotto che cerca la tradizione tendendo - con rischio caduta - all'innovazione, e la prima puntata palesava questa difficoltà di conciliazione.
Anche il direttore di Rete 4, Giancarlo Scheri, ne approfitta per rinnovare la propria soddisfazione: «Ancora una volta, ma non ce n'era bisogno, Mike ha dimostrato che è lui il re del quiz e ha insegnato a tutti noi cosa vuol dire fare una bella televisione. Complimenti anche a tutta la squadra autoriale e produttiva». Per carità, le intenzioni erano ottime e la realizzazione nel complesso non malvagia, ma di certo le correzioni da fare sono notevoli e urgenti. Che Mike sia il re del quiz è innegabile: ma che lo sia del quiz moderno è ancora da verificare. E non esserne all'altezza non è assolutamente una colpa, ma un'amara constatazione del cambiamento dei tempi. Speriamo in modifiche evidenti per poterci esprimere in maniera più positiva.
Niente da fare. Anche lo spostamento maldestro alla prima serata del lunedì non sortisce alcun effetto positivo. La seconda puntata della fiction 48 Ore aumenta il tracollo in prime time della rete ammiraglia Mediaset, Canale 5, che inanella dati di ascolti terribili. Il terzo e il quarto episodio, trasmessi ieri sera, hanno addirittura fatto peggio dei primi due, trasmessi martedì scorso come esordio della serie. Il primo episodio, Il Mondo Futuro, è stato seguito da 3.942.000 telespettatori per uno share del 14,39%, mentre il secondo, Solo Per Amore, da 3.255.000 telespettatori e il 13,72% di share. Una media complessiva pessima: soltanto il 14,09% di share e 3.598.000 telespettatori. Peggio dell'esordio, dunque: 4.024.000 telespettatori e 16,13% di share nella media tra i due episodi trasmessi. Quasi due punti di share persi per strada e almeno mezzo milione di telespettatori evaporati.
E a nulla sono valse le repliche nel week-end dei primi due episodi, nel tentativo di aumentare la fideizzazione del pubblico, né lo spostamento della seconda puntata al lunedì sera invece del martedì, giorno inizialmente stabilito per la messa in onda. Ma d'altronde, che la serata del lunedì fosse particolarmente pregna di trasmissioni-cult non era certo una novità. Lo spauracchio Lost, che evidentemente i dirigenti Mediaset non hanno tenuto a mente nel programmare il suicidio di 48 Ore, ha addirittura superato la fiction di Canale 5 in termini assoluti: 3.767.000 telespettatori e share leggermente inferiore, 13,98%. Pure Le Iene Show sono andate discretamente, o meglio al solito, portando a casa 3.106.000 telespettatori e il 13,24% di share, dato più alto per la chiusura del programma verso le 23.45. Senza dimenticare la rivale RaiUno, che vince la serata con la seconda parte della fiction I Figli Strappati (6.121.000 telespettatori, 24,06% di share), che fa pure meglio rispetto alla prima parte, andata in onda domenica.
Insomma, una debàcle senza rimorsi quella della fiction 48 Ore. Probabilmente qui non basta più agire stravolgendo il palinsesto e collocando il prodotto nella fascia oraria e nella serata più conveniente, ma è necessario indagare i motivi del flop neppure così annunciato. All'indomani della prima puntata, la blogosfera ha subito identificato i motivi dell'insuccesso. E francamente anche la mia veloce analisi non consentiva grandi soddisfazioni. Evidentemente lo scimmiottamento di altre serie più blasonate come R.I.S e C.S.I., risidegnate all'italiana sperando nello stesso entusiasmo che porta i telespettatori a seguire le serie americane. Obiettivo mancato. E ora il futuro si prospetta nebbioso: martedì prossimo ci sarà la terza puntata o partirà lo spostamento su Rete 4, proprio come accadde per la seconda puntata della fiction Sacco & Vanzetti? Credo che sia l'ipotesi al momento più accreditata: un flop così marcato in prime time Canale 5 non lo può sopportare per altre 4 serate, proprio quando sta per terminare il periodo di garanzia.