Era ormai scontato che l'unico nome favorevoli ai gran capi fosse il suo. Ora si attende la plateale ufficializzazione ma, salvo imbarazzanti equivoci dell'ultima ora, sarà Mike Bongiorno il padrone indiscusso dell'edizione 2007 di Miss Italia. L'unico conduttore che non incontra le ire di Patrizia Mirigliani, l'unico perlomeno digeribile, anche se ovviamente i convenevoli non mancano, e alla stampa la figlia del patron storico Enzo, 82enne come Mike, non manca di garbo: «Se il suo nome sarà confermato - ha detto - si tratterà di una notizia fantastica per la manifestazione, per Salsomaggiore e per la Rai, che progetta di realizzare un'edizione completamente diversa. Sono sicura che porterà a Miss Italia idee innovative e importanti». A meno che in un paio di giorni non esploda di nuovo l'ennesima, insostenibile, bagarre - di cui la Ventura sa stranamente qualcosa - la scelta tanto agognata è fatta. Mancano ora solo i dettagli, visto che quelli più corposi sono stati già saldati da Mediaset, che non ha tentennato a firmare al popolare conduttore (fedele all'azienda di Cologno Monzese dal 1981) la liberatoria per scappare a tempo in Rai.
Non saranno però certo dettagli i cambiamenti che la stessa Mirigliani junior annunciava tra le righe, nonostante si fosse strenuamente messa di traverso quando Simona Ventura, dall'alto del suo tasso rivoluzionario, fu candidata alla conduzione, e avesse confermato che solo puntando sulla tradizione si evitava il rischio di mandare tutto all'aria. Dettagli non insignificanti e di certo non invisibili, perchè non riguarderebbo aggiustamenti ai meccanismi dell'ormai rutilante manifestazione, ma direttamente la conduzione. Due volti femminili affiancheranno Mike. Da una parte Ambra Angiolini, dall'altra Luciana Littizzetto. Un bel trio pronto a scardinare qualsiasi (ormai ripugnante) tradizionale riferimento. Ma se sulla moglie di Francesco Renga, ormai devota al cinema e alla professione di mamma, non ci sono ostacoli - semmai ci si potrebbe interrogare sul suo ruolo nella kermesse -, sul nome di Luciana ci sono ancora discordanze. Che non spuntano dai soliti pettegolezzi, ma provengono direttamente dall'interessata. Che pure, spaparanzata in montagna per una vacanza che non si sogna di interrompere, si stupisce: «Me l'hanno chiesto, certo che me l'hanno chiesto, e pure tante volte, sono anche molto lusingata, ma mi dispiace, ho detto no». Per lei, è inevitabile, era pronto il costume di anti-Miss, l'eterna guastatrice che fa a pugni con bellezza e ceretta. Una parte che le riesce senz'altro benissimo. Ma siamo sicuri che non sarebbe stato troppo per una kermesse che è ancora profondamente legata alla tradizione, come dimostra non a caso la scelta di puntare su un usurato sicuro come il buon vecchio Mike? Siamo sicuri che colorite battute della Littizzetto non avrebbero fatto arricciare i nasi della Mirigliani e company? Senza parlare poi delle gaffes sempre in canna di Mike, perle inimitabili e inevitabili del suo corredo. Simona Ventura forse le risultava antipatica, ma alla corte di Patrizia Mirigliani sembrano affacciarsi nuove grane e non è affatto detto che il risultato finale, comprensivo di conferme che ancora latitano, diventi più gradito.
Se la dovrebbero passare decisamente male Simona Ventura e il suo fidato clan se l'unico nome degno di nota per rinvigorire l'Isola Dei Famosi quinta edizione è quello altisonante di Loredana Lecciso. Il cast è in alto mare, i vip non si trovano, chi viene trovato o rifiuta o viene spinto a farlo, e in quest'ultimo caso annoveriamo il diniego forzato di Riccardo Bossi, figlio del senatùr Umberto. Quest'ultimo caso è però la prova di una difficoltà quasi insormontabile nel tentativo di rimpolpare una benchè minima truppa da spedire in Ecuador: se tocca rivolgersi ai figli dei vip per fare il botto, allora stiamo freschi. Perchè di celebrità vere, passate o presunte neppure l'ombra, rimarrebbero quelli che volentieri non si negano ad un florido riciclo, vedi proprio la signora Lecciso, che bisserebbe con estrema felicità l'esperienza di un reality, dopo averci esordito con la prima edizione della Fattoria, esperienza alquanto disastrosa. Dalla Magnolia nessuno si sbilancia, ma i bene informati riferiscono che si stia trattando ora di centesimi, discrepanze di cifre e qualche remora opportuna sono elementi su cui si deve ancora lavorare. E il bello è che, se la consideriamo tale - vista la sua non ufficializzazione - Loredana sarebbe al momento l'unica naufraga pronta a partire. E gli altri cinque dove sono? In teoria la produzione dovrebbe radunare dodici partecipanti, e fortunatamente un cospicuo apporto verrebbe da sei naufraghi sconosciuti reclutati attraverso casting normali. Ma neppure in questo caso girano visioni comuni, tanto che è la stessa Ventura a mescolare le carte annunciando quasi perentoria «non è vero che saranno sei famosi e sei sconosciuti», e relativamente ai famosi aggiunge: «Nessun nome è stato deciso, nessun concorrente ha firmato». Una conferma puntuale: la tribù dell'Isola è ancora vuota, quando mancano due mesi esatti alla partenza del reality (confermata per mercoledì 19 settembre su Raidue).
In verità, alcuni nomi circolavano nell'ambiente, ma sono stati freddamente smentiti. Alcuni in maniera scontata, come nel caso di Azouz Marzouk, il padre di famiglia che a Erba perse moglie, figlio e suocera in uno dei delitti più drammatici e spettacolarizzati dell'ultimo periodo. La smentita di una sua eventuale partecipazione non ha affatto tardato, ma già circolava quanto bastava per alimentare le malelingue, agevolmente supportate dal fatto che all'affascinante e luccicante mondo dello spettacolo Azouz non aveva affatto paura di adocchiare divertito. Scartata anche la partecipazione di Ilona Staller e quella di Federica Moro, avvenuta in realtà in un totale silenzio. Anna Falchi era stata vista entrare ed uscire repentinamente dalla sede milanese di Magnolia, la società di produzione dell'isola, ma ha ribadito ben presto che, nonostante frenetici contatti, non se ne sarebbe fatto nulla. Rinunce su rinunce, a Simona e al suo staff non sono rimaste neppure le briciole. Dove pescare i pesci necessari, sperando che siano eccellenti? Perchè se è vero che il vippame indenne dal reality quantitativamente scarseggia, non può essere bypassata un'ulteriore scrematura sulla base della qualità. Non basta un personaggio qualsiasi, l'importante è che sia televisivamente forte. Anche perchè, e qui starà la difficoltà, da quest'anno si cambia, niente sotterfugi trasgressivi, «basta con i litigi, le parolacce, le volgarità», afferma decisa SuperSimo. Tocca trovarne di belli, bravi e buoni, e non è detto che ci si riesca. Simona lo spera, anche perchè l'Isola rappresenta la base della sua rinascita artistica, dopo il fallimento su Raiuno e la scontata ripartenza dal lido felice per poter ripuntare a vette più ambite. Ovviamente, fallire non è assolutamente contemplato. Già Miss Italia negatole dalla piccola Mirigliani non le è ancora andato giù, e ora ci si mette un'Isola ancora a pezzi a tentare nuovamente di destabilizzarla. Intanto il tempo stringe e in molti iniziano già a tremare.
Ci risiamo. Alla Rai hanno ancora voglia di sperimentare, nonostante un'impressionante catalogo di fallimenti senza appello nel settore sit-com. O minifiction. Oppure reality-com. Perchè farà parte di questa nuova esuberante categoria il nuovo progetto per il preserale autunnale di RaiDue, 7 Vite. Il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà è imperterrito: dopo gli onori raccolti al FictionFest di Roma, dove si è esaltato al ritmo delle strepitose fiction prodotte per l'azienda di Stato e dove ha ribadito - semmai ce ne fosse stato bisogno, viste le evidenze - che ce ne saranno sempre di più e più, garantisce - viste le evidenze - massimi sforzi anche in quei prodotti tradizionalmente invisi alla tv pubblica, quelle sit-com così tanto divorate dai giovani e invece profondamente ignorate quando vengono distribuite nella triade di canali Rai. Le conferme di continue débacle non si contano più: prima fu Cotti & Mangiati con Flavio Insinna e Marina Massironi, poi venne il flop - tutto italiano, però - di Buttafuori su Raitre, e sempre sulla terza rete il neonato Colpi Di Sole se la sta passando malissimo. Abbiamo escluso l'altro disastro, Sottocasa, classificabile come soap-opera e naturalmente come ennesimo tentativo fallito di imporsi in questo particolare settore, nel quale la concorrenza di Mediaset se la cava decisamente meglio. E ora arriva 7 Vite. Se a questo drammatico case history ci aggiungiamo le precarie premesse dalle quali la sedicente reality-com (meglio situation comedy, basta con gli affascinanti ma vuoti neoinglesismi) tenterà di sopravvivere, ci sono tutte le condizioni per mettersi subito in agitazione.
Come si conviene da gentiluomini, però, prima annotiamo qualcosina del nuovo progetto, girato nel centro di produzione tv Rai di Napoli - nel quale dovrebbe svilupparsi anche la soap Agrodolce, ancora in stand-by - e prodotto dalla Publispei, soggetto di fiducia della Rai, visto che le ha fornito il successo Un Medico In Famiglia. 7 Vite è incentrato sulle vicissitudini di un ragazzo (Luca Seta) caduto in coma a 15 anni e improvvisamente risvegliatosi a 30 anni, gettando d'impulso gli occhi in un mondo profondamente modificato. Davide, questo il suo nome, ritorna così a casa, dove riassapora la presenza della sorella, del suo amico d'infanzia e della madre di quest'ultimo: è mosso da una grande voglia di crescere, di recuperare il tempo perduto, senza sapere che finirà innamorato della cugina (interpretata da Elena Barolo, ormai attrice dopo l'esordio a CentoVetrine) mentre la sorella è rimasta ancora singole e il suo amico continua a cibarsi di Playstation e video porno raccattati su Internet. Una trama tutto sommato interessante: perlomeno non si approfitta dello stra-abusato metodo di ripresa a telecamera fissa e permette un racconto di respiro più ampio. Ma ovviamente qui iniziano i dolori. Parecchi.
Intanto hanno messo le mani avanti, quelli di Viale Mazzini. Da qualche giorno è in rotazione su Raiuno il promo di Miss Italia 2007. Che non presenta tanto la kermesse, quanto ricorda alle aspiranti miss di precipitarsi agli ultimi casting per tentare la salita a Salsomaggiore. Nulla di strano in apparenza, se non fosse che mancano due mesi alla partenza dell'edizione 2007 del concorso per la più bella d'Italia - in programma dal 20 al 24 settembre - e ancora si brancola con effervescenza nel buio più pesto: magari i meglio informati avranno già annusato furbescamente l'aria che tira nei piani alti e raccolto diffuse anticipazioni, però ufficialmente manca ancora il conduttore della manifestazione. E nessuna candidatura può arrogantemente darsi per scontata. Il frenetico gioco dei rimpalli tra le più svariate nominations ha fatto impallidire pure veggenti e fattucchiere, oltre che sbiancare i pubblicitari che avrebbero dovuto raccattare brochure complete a Cannes, quando la Rai presentò il palinsesto autunnale, per pianificare la semina degli investimenti di spot. Se non altro, rimarrà loro impresso l'estenuante girandola di nomi che ha funestato l'inizio dell'estate, tra cacciati eccellenti, desideri impossibili, ipotesi surreali ed alternative tutto sommato digeribili.
Molti si aspettavano Simona Ventura, sarebbe stata la prova del nove di una carriera ora stipulatasi sul piano Raiuno, un fronte dove c'è da combattere per evitare di vedersi malamente raschiata l'energica immagine lasciatale in eredità da Raidue. Sarebbe stato anche il Miss Italia della svolta, della rottura con una tradizione stantia che attirava soltanto anziani, della fine delle belle senza cervello, e bla bla bla. Ma Simona non ha fatto i conti con Miss Patrizia Mirigliani. E prima ancora, con l'esordio tutt'altro che esplosivo sulla prima rete Rai. Colpo Di Genio, imbarazzante varietà-sfilata di strampalati geni, chiuse le serrande anzitempo, stampando negli annali una delle pagine più funeste della carriera di Supersimo, che proprio con questa occasione suggellò il poco fortunato salto di qualità e di rete, tradendo Raidue. Uno smacco facilmente lavabile in lavatrice, che non avrebbe danneggiato tessuti e colori. Ma la Mirigliani bis è un tipetto piuttosto preciso, guarda agli aloni con irrefrenabile sospetto, e basta uno sbaffo inatteso per sancire il fallimento. La Rai aveva pronta l'immediata rivincita per Simona, una possibilità di lusso per rimettersi subito in carreggiata: la conduzione della kermesse più prestigiosa. Ma neppure la Rai ha fatto i conti con la piccola Mirigliani: un'occhiata veloce al comunicato dell'azienda e giù con le frecciate: «Sono stupita, perchè la decisione non è stata concordata con la società. Era come dato per scontato che, dopo le prime ipotesi, peraltro mai ufficializzate, si prendesse atto dei risultati negativi della sperimentazione della presentatrice in prima serata su RaiUno e si avviasssero nuove consultazioni».
Evviva, è ritornato. Anzi, lo hanno fatto ritornare. Fine della polemica, la reintegrazione così agognata e sofferta spazza via i malumori. Daniele Luttazzi torna ad essere un uomo libero, reindossa il costume d'artista satirico che non guarda in faccia nessuno, riemerge dall'oblio condito dalle polemiche vestite da frecciate per ristabilirsi in pompa magna in tv. E peccato se invece che passare dal portone principale si deve approfittare di un pertugio sul retro. L'importante è risalire sul palco mediatico, basta che lo regga a sufficienza. Il palco è quello piccolo ma caloroso di La7, l'impresario all'occorrenza è il direttore Antonio Campo Dall'Orto. Che ha senza dubbio fatto un'opera pia: spezzare il buio che circonda Luttazzi, rivingorendo il suo ego e nutrendolo proprio con bocconi succulenti di televisione. Da ottobre l'artista epurato da Berlusconi avrà a disposione dieci seconde serate per dare vita ad una sorta di one-man show, dove avrà praticamente carta libera su tutto, da quello che potrà dire a quello che potrà fare. «Avrà la stessa libertà di tutti gli altri suoi colleghi» concorda Dall'Orto, salvo poi specificare che «sono loro a decidere e ad assumere le responsabilità di quello che portano in video». Come dire, io recito da salvatore della patria, poi per eventuali conseguenze vedetevela tra di voi. Anche se la paura di querele non sembra spaventare nessuno. «Negli anni ne abbiamo prese - precisa Dall'Orto - ma non siamo stati mai condannati».
E' incredibile constatare quanto amore riservi Canale 5 ad una delle fiction più longeve ma anche più banali della sua storia, Carabinieri. In arrivo la settima serie, come al solito girandola di attori che se vanno e altri che entrano, starlette e vippetti, professionisti in mezzo a solide canaglie, che s'innalzano sulla folla anonima per via delle loro proverbiali baccanalate. Non ha maledettamente stupito nessuno
l'arruolamento stupefacente di Francesco Arca, recentemente intossicatosi con la vicenda Vallettopoli mischiata a quella più eccitante della caccia alla cocaina nei locali più scapestrati della movida milanese. Un perfetto inetto, con l'esperienza di un nuotatore del Sahara, irrobustirà le fila dei carabinieri nel nuovo set allestito tra le mura di Montepulciano. Il bell'Arca - un altro dei belli e inutili, vedi anche alla voce Luca Dorigo - non si metterò la divisa, ma interpreterà la parte di un affascinante personal trainer, ma se non fosse per quella puntigliosa dotazione di muscoli, a quest'ora sgobberebbe in pizzeria. Intanto rimane indagato, ovvero si sta ritagliando un emozionante biglietto da visita da vidimare alle porte di Cinecittà. Ma d'altronde ne sono passati tanti a Carabinieri, uno più, uno meno, che differenza fa.
Se ne va Luca Argentero. Un altro degli inossidabili fortunati: scappato senza arte dalla casa del Grande Fratello ed inventatosi improvvisamente attore d'alto rango, con la voglia sfrenata di fare cinema di qualità - che giustamente mal si concilia con una fiction mediocre e di basso profilo come Carabinieri. Ci vuole coraggio a sfidare se stessi, e perlomeno Luca non ha urlato la sua intraprendenza, costruendosi almeno un abbozzo di carriera. Sconvolge però sapere che al suo posto arriva Alessia Ventura, una che sarebbe già del giro e con una Talpa coraggiosamente obliterata pur di mantenersi per decenni una fama di cui forse non godeva neppure prima di gettarsi sgambettando nello Yucatan. Alessia, ex letterina, ex realityara, ex showgirl, arriva dalla partecipazione a Fratelli Di Test con Carlo Conti, ovvero soliti contorni senza gloria che però evidentemente le bastano. Ma perchè entrare in Carabinieri? Non è abbastanza famosa? Mistero. Mentre scopro soltanto ora che Alessia Ventura e Luca Argentero sono realmente cugini. Il che dà inavvertitamente adito ad una maliziosa correlazione, che i più corretti avranno anche tolto dal repertorio mentale, ma che invece, complici anche gli scandali recenti, fa impallidire le solite e noiose raccomandazioni. C'entra qualcosa la Ventura con il lancio nel mondo dello spettacolo del cugino Argentero? La domanda potrebbe essere facilmente smentita dalla presa di coscienza che la Ventura non sia in realtà affatto famosa, anzi c'è chi sostiene che forse toccherebbe invertire i fattori: non sarà stato Luca a far splendere la cugina Alessia? Domande stucchevoli, senza dubbio. Alessia si consolerà con Francesco Arca, facendo altresì i conti con gente meno esperta di lei, con un curriculum pressochè - e spaventosamente - lindo/inesistente e con la determinazione di un torero pochito ammansueto.
Carabinieri 7 andrà bene? Perchè, a parte le solite inutile questioni dietrologiche su chi ha spinto quello, chi ha spintonato quell'altro e chi nel frattempo c'ha inserito anche una palpatina furtiva, ai gran capi di Cologno Monzese interessano i dati nudi e crudi. E la sesta serie della fiction non è andata affatto benino, anzi: di bastonate ne ha prese parecchie. E così via a rimodellare il cast, che già subisce annualmente modifiche non minoritarie, senza la paura di stravolgere trame e relazioni. Su Canale 5 ora vanno in onda le repliche dell'ultima stagione, che hanno sostituito Tempesta D'Amore, soap-opera che a sua volta ora tappezza lo scarso access prime time di Rete 4. Solo che la soap tedesca ha lasciato in eredità un succulento 26% di share medio, che Carabinieri si sogna, attestandosi ad un magro 15%. Chissenefrega, diranno quelli a Cologno Monzese, evviva il preserale di Rete 4, che rinsavisce. Ma intanto Cultura Moderna sta crepando, il pomeriggio di Canale 5 è diventato più noioso, il traino per il colabrodo 1 Contro 100 è più debole di una Panda a pedali. Ah, l'amore.
Stasera Mi Butto... partirà martedì 26 giugno su RaiUno. E' iniziata l'estate, la gente prende e parte, la televisione si adegua ad un esodo prolungato sfornando frivolezze a volontà, oltre naturalmente a dozzine di repliche per farcire con maggior completezza l'ennesima torta stantia. Ma le polemiche non sono certo andate in vacanza. C'è una gara tra intrattenitori pronta a partire, ma intanto patron Del Noce ha buttato giù Massimiliano Ossini, dopo averlo candidato alla conduzione insieme alla napoletana Caterina Balivo, che ora si ritroverà a fianco il più esperto Biagio Izzo. Uno sgambetto ancora non ben identificato, prima mascherato da volontaria rinuncia proveniente dallo stesso interessato, poi palesatosi come diniego ufficiale giunto dall'alto. Ossini sarà al timone di Linea Verde anche nel periodo estivo, e così farebbe sapere che non ha certo voglia di spaccarsi la schiena in uno show che lo avrebbe dovuto lanciare su RaiUno.E d'altronde «Ossini è l'unico conduttore con meno di trent'anni a Raiuno, ha davanti a sé una lunga vita professionale», dice sornione Del Noce, scrollandosi di dosso micce pericolose di potenziali polemiche, rimarcando volentieri la dose, a scanso di irritanti equivoci: «L'idea iniziale della trasmissione è cambiata, e Izzo ci sembrava più adatto. D'altronde, è giusto che Raiuno pensi a un rinnovamento delle prime serate, ma due esordienti ci sembrava troppo: un fallimento è un problema sia per la rete che per chi ci mette la faccia, non è che i giovani si possono mandare al massacro». Bella idea, proporre volti nuovi e poi incredibilmente smentirli ad un passo dall'esordio. Ovviamente, è difficile avere stima di qualcuno senza che si misuri sul campo. Ma tant'è, dall'alto hanno deciso così.
A un po' tutti è passata inosservata la notizia che da lunedì 18 giugno su Italia 1 alle 13.35 per una cinquina scarsa di minuti parte Quiz Sport, appendice di Studio Sport condotta da Davide De Zan. Nessun lancio di agenzia, nessuna dichiarazione atta a farci comprendere qualcosa di più su che cosa si tratti. Che, prevediamo, ribollirà di sms da spedire per vincere, suonerie recapitate sul cellulare a tradimento, messaggi di ritorno che ti avvertono che il tuo vicino sta dormeno in garage. Quindi, in teoria, non ci dovrebbe essere nulla di così rilevane ed interessante da divulgare.
A parte lei, Renata Texeira, brasiliana, nota al grande pubblico per essersi recentemente spogliata in diretta su TeleLombardia in occasione della vittoria del Milan in Champions' League. Un merito evidentemente indiscutibile, che le garantisce con grande onore la partecipazione (muta?) ad uno dei programmi di cui nessuno ha notizia. Un paio di tette, sorrisini da appendere al comò e via. E' pur sempre una dotazione ben fornita che dà incredibilmente senso a qualsiasi cosa, anche ad una trasmissioncella che si preannuncia abbastanza inutile come sempre, quando piazzi una gnocca sapendo che tira a prescindere.
Tanti, troppi sorrisi alla conferenza stampa dell'edizione 2007 del Festivalbar. E' l'edizione del riscatto, dopo un estate scorsa martoriata da un calo asettico di ascolti, la cui causa non va rintracciata soltanto nella concorrenza agguerrita dei Mondiali di calcio. Ma anche un'edizione che si preannuncia pericolosamente rischiosa: Andrea Salvetti ha riconfermato una conduzione a tre, ma questa volta puntando su Enrico Silvestrin, Elisabetta Canalis e Giulio Golia, un trio che, come quello precedente, non promette certo scintille. Ma alla presentazione della nuova edizione, tanti erano i sorrisi tirati e le risate d'accompagnamento nello snocciolare le gustose novità che quest'anno la kermesse storica di Italia 1 si appresta a sfornare per il pubblico sempre più giovane ed assetato di starlette.
L'annata 2006 è stata stranamente catastrofica ed evidentemente non si può far peggio di così. L'unica via d'uscita è la risalita, che non si preannuncerebbe così difficile se di mezzo non ci fosse l'ennesima conduzione poco azzeccata. Se Enrico Silvestrin sforna pillole di musica anche perchè di note ne ha masticate parecchie, Elisabetta Canalis sfodera il suo scultoreo repertorio, è Giulio Golia l'incognita più rilevante: l'arrembante inviato delle Iene ha infarcito i suoi commenti con una tonnellata di grazie, ancora incredulo per la nomina e visibilmente in imbarazzo di fronte ad un parterre che ancora non gli appartiene. Gli apparterrà forzatamente piano piano, quando si mescolerà ai giovani scatenati nelle piazze, incitandoli anche a mandare sms in diretta per vederseli leggere sul palco. L'edizione 2007, non a caso, è devota alle nuove tecnologie: un sito Internet rinnovato - affiliato al reparto musicale di Yahoo! -, un account MySpace - anche solo perchè ormai fa sempre più figo averlo - e video da seminare su Youtube. La volontà spigliata ma di certo ritardata di allinearsi alle nuove forme di comunicazione fa come al solito a botte con l'effettiva realizzazione. La conferenza stampa odierna è stata trasmessa anche on-line, ma l'audio era pessimo e la qualità delle immagini orripilante: la partenza è decisamente fallimentare. Se non altro, l'evento via web ha permesso anche ai non invitati di carpire qualche informazione in più sulla nuova edizione della kermesse - in realtà nulla di nuovo rispetto alle anticipazioni trapelate da qualche giorno -, tra cui la votazione dei vincitori aperta anche al pubblico a casa e seconde serate speciali dedicate a monografie. Si parte il 19 giugno, con la prima serata ovviamente registrata (a Milano avverrà il 15), poi viaggio a Catania e quindi la finale nella tradizionale Arena di Verona il 7 settembre. Con la speranza di fare il pieno di pubblico.
E naturalmente di ascolti. Questa volta il fallimento non è contemplato, e tra Luca Tiraboschi e Salvetti junior non sono certo mancate occhiate arcigne, mascherate da risate forzate. Il direttore di Italia 1 si aspetta almeno un 10,5% di share («Prima era un 10%, siamo saliti all'improvviso!» rideva un po' intimorito Salvetti): c'è d'altronde da recuperare il terreno perduto, e ad ogni modo saremmo pure leggermente al di sotto della media di rete di Italia 1. La missione sarà tutt'altro che facile, in realtà. Il tutto si giocherà con l'amalgama dei conduttori. E le premesse non sono propriamente rosee.
Fa un po' tenerezza rivedere in video Fabrizio Frizzi. Tornerà da protagonista su RaiUno per tutta l'estate - da lunedì 11 giugno al posto di Affari Tuoi - con I Soliti Ignoti, e contemporaneamente su RaiTre, al timone del Circo Massimo Show con Belen Rodriguez. Fa tenerezza perchè il suo ritorno in video da titolare nella rete che l'ha visto crescere è avvenuta sorprendentemente senza un filo di clamore o almeno un minimo di entusiasmo. A parte le irrinunciabili copertine sui giornali specializzati, che hanno soprattutto sottolineato le aspettative che cadono su Frizzi, chiamato a non far rimpiangere i pacchi di Flavio Insinna, lo storico conduttore Rai affronta il suo nuovo percorso professionale in un sospettoso silenzio.
Lui dice che i vecchi attriti con Fabrizio Del Noce di un paio di anni fa non c'entrano più nulla («E' stata una tempesta che si è risolta in un bicchier d'acqua: ho sempre detto che sono un uomo Rai e quando l'azienda chiama, rispondo come un buon soldato») e che il suo inaspettato ripescamento a Viale Mazzini non è il freddo risultato di un dovuto recupero dall'oscuro anonimato («Non è vero, come scrivono i giornali, che ho accettato di condurre "Circo" perchè come professionista starei ormai raschiando il fondo del barile»). Ma è molto difficile in effetti non leggere la sua candidatura alla trasmissione meno entusiasmante di RaiTre in un'ottica di sopravvivenza televisiva. Un declassamento voluto a tutti i costi compensato però dall'inaspettata promozione su RaiUno in un ruolo arduo: tener testa all'irresistibile Teo Mammucari e la sua Cultura Moderna con un programma, I Soliti Ignoti, che sfodera la stessa materia prima - personaggi dall'identità da svelare - partendo da zero, da esordiente e con tutte le preoccupazioni che attanagliano programmi
sulla rampa di lancio. Ci aveva provato già Giancarlo Magalli giusto un anno fa con Mister - Il Gioco Dei Cognomi, giochetto onesto ma senza mordente condotto in porto per una striminzita settimana, prima di venir soppiantato dall'altrettanto poco efficace sit-com Cotti & Mangiati. Frizzi rappresenta un po' quel Magalli, sapendo ormai di non aver nulla di perdere, di averci provato a tutte le ore - a Cominciamo Bene su RaiTre conduce con saggezza un talk-show dai toni familiari - e di cogliere l'occasione per poter finalmente ripartire da una posizione di rilievo. Ma, inevitabilmente, l'impegno circense sulla terza rete Rai ha lo strano effetto di annullare quello slancio positivo che il buon Frizzi sta cercando di seminare attorno alla nuova avventura sulla rete ammiraglia. RaiTre non è RaiUno: sembra quasi che prima della proposta di access prime time, sia capitata quella del circo, una proposta interessante per risaltare con coraggio sul treno di quelli che contano, anche se passando per l'ultimo vagone attaccato per fortuna.
D'altronde, il passaggio a Mediaset non aveva sortito grandi risultati e il ritorno a mamma Rai divenne inevitabile, prima di condurre con tranquillità Miss Italia prima di venir fatto fuori con poca eleganza dal direttore Fabrizio Del Noce. Lo stesso direttore che oggi gli offre una delle collocazioni in palinsesto più allettanti e redditizie. Scelta strana, quella di puntare su un nome che si credeva almeno un po' inviso, e invece siamo piombati in un'epoca in cui l'ipocrisia è stata sostituita dall'indifferenza e dove diatribe e acciacchi lasciano il tempo che contano - Del Noce e Staffelli sono finiti in tribunale dopo la microfonata al naso, ma quando si incontrano per strada una battuta simpatica e pacifica spunta sempre. In una televisione così viziata dall'eccessiva volontà di protagonismo, il ritorno sulla scena di Fabrizio Frizzi stona, prima ancora di lambire l'attesa steccata decisiva. Le due nuove sfide cercheranno magari di compensarsi reciprocamente: se I Soliti Ignoti si rivelasse - come probabile - un ennesimo flop forse già annoverato in archivio, ci sarà sempre il circo a lenire le sofferenze. A scapito di qualche considerevole soddisfazione.