E' bastato il successo di Supergirl, la trasformazione cinese di American Idol - show in stile Amici che ha visto vincitrice la 21enne Li Yuchun, battendo tutti i record di ascolto - per far intervenire in grande stile il governo cinese all'interno dell'annosa evoluzione dei media di massa orientali, in particolare di quella televisione che strizza un po' troppo l'occhio ai modelli americani e ne trae spesso spunto per legittimare la propria mutazione. Dopo folle di cinesi urlanti di fronte alla tv, che via sms hanno spinto al successo la ragazza dai capelli per aria, decretandola vincitrice tra le altre aspiranti cantanti, e dopo le discese in piazza e l'arrivo in massa degli sponsor pubblicitari, pronti a coprire d'oro non solo la ragazzotta dall'ugola felice ma tutti i programmi del genere, urge una soluzione. Ed è entrata in campo senza incertezze la SARFT, ovvero la China's State Administration of Radio Film and Television. E' bastato così davvero poco perchè si levassero i primi malumori istituzionali, che hanno facilitato l'immediata stesura di un decalogo di comportamento per evitare l'evirazione integralista del Paese, reprimendo soprattutto la folle sterzata verso il consumismo e alla spettacolarizzazione del trasgressivo.
Ogni tanto dovremmo uscire con lo sguardo dai nostri tradizionali confini televisivi. Oddio, da una parte ci usciamo già abbastanza, raccattando qua e là format stranieri che spesso adattiamo per l'Italia - nascono così Le Iene, il Grande Fratello, L'Isola Dei Famosi, Distraction. Prodotti verso i quali spesso ci scanniamo, prodotti che deploriamo anche gratuitamente, appellandoci alla moralità infangata o immolandoli in nome del dio Trash che impera spesso indisturbato nell'olimpo televisivo nazionale. Dall'altra parte, non vediamo nulla di quanto viene trasmesso negli altri network internazionali. Ed è un peccato. Perchè, oltre a poter scannarci contro la peggio tv straniera, tanto da riconsiderare in positivo le trasmissioni di casa nostra, otterremmo le prove che qualche buon frutto nasce pure nel nostro orticello. E' il caso di Amici di Maria De Filippi. Ok, lasciamo da parte l'ultima burrascosa edizione, flagellata da litigi, capricci e discussioni puerili. Nonostante provenga da Saranno Famosi, il format riadattato da Maria De Filippi, che mescola ballo, canto e recitazione in una scuola per artisti, è già materia di sagace osservazione da parte di molti network stranieri, colpiti dalla formula originale del progetto, che ruota appunto sulla completezza artistica dei ragazzi. Oltre ai network, pure l'Università di Lisbona ha sorpreso piacevolmente il direttore della scuola di Amici, nonchè autore del programma, Chicco Sfondrini, quando ha ricevuto via e-mail la notizia che l'università portoghese avrebbe sviluppato un corso per analizzare le personalità dei ragazzi della scuola. Sono riconoscimenti di cui essere soddisfatti, anche perchè non capita spesso che un'idea italiana (che non sia una fiction) valichi con successo i propri confini, e quando accade bisogna andarne fieri.
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In America è scoppiata la mania per Grey's Anatomy. Seppure in ritardo. Negli States siamo già alla seconda serie, e soltanto dopo i 9 episodi della prima il pubblico americano ha consacrato il medical-drama epitato come simbiotico tra E.R. e Sex & The City. Dati Nielsen alla mano (ripresi puntualmente da DagoSpia), il telefilm che scandaglia le vite di cinque specializzandi al Seattle Grace Hospital, divisi tra inesperienza e affezioni personali, in onda su ABC ogni domenica sera alle 22 (dopo l'episodio della seconda stagione di Desperate Housewiwes, altro pilastro della rete), proprio domenica scorsa ha piazzato una media di ben 22 milioni e mezzo di telespettatori, con un picco di 38 milioni. E dire che, fino a questo punto, la serie viaggiava sui 18 milioni e mezzo di telespettatori (ma raccogliendo il 76% dei telespettatori tra i 18 e i 49 anni, fonte Telesimo.it). Davvero un colpo grosso.
Numeri da capogiro, dunque, che appartenevano all'esordio della prima serie delle casalinghe disperate, alle quali si aggiunge pure Marc Cherry, il creatore della serie che, seppur poco casalingo, in realtà ora sembra avere motivi per iniziare una, per ora piccola, disperazione. La seconda serie, negli USA, raccoglie una media di 22,2 milioni di spettatori, scalvata dai
medici in erba dell'SGH: è il peggior risultato di auditel dal dicembre 2004 (quando ancora eravamo nella prima serie), quando comunque la discesa era stata già avviata. Un milione di spettatori in meno, rispetto a 3 settimane fa, leggiamo da DagoSpia. Evidentemente qualcosa non funziona come dovrebbe, o se funziona, il pubblico non se ne accorge. Le critiche rivolte a Marc Cherry non sono del tutto campate per aria.
Entrambe le serie sono disponibili su FoxLife, ogni lunedì sera, con un solo episodio a settimana, escluse le varie repliche, per un appuntamento che proseguirà fino a luglio. Nella tv generalista, invece, dovremmo aspettare perlomeno fino a settembre per gustarci le Casalinghe Disperate su RaiDue e il team di specializzandi su Italia 1. Dedicheremo attenzione ai raffronti Auditel in un'analisi a parte.
Meno amato in Italia, ma sicuramente molto seguito oltreoceano, The Sopranos sulla rete via cavo HBO (già proprietaria di Sex & The City e Six Feet Under, divenuti cult) presenta i 12 episodi della sesta e ultima stagione: una media di 12 milioni di spettatori la domenica sera rimane davanti alla tv. Migliore performance la raggiunge la sesta stagione di CSI, sulla CBS il giovedì alle 21.00), che si attesta sui 18,6 milioni di spettatori, mentre in Italia sbarca stasera su FoxCrime (in attesa dell'arrivo su Italia 1, che dal 23 marzo trasmette invece la quinta serie, sempre di giovedì).
Il processo inverso accade invece con la seconda serie di Lost, produzione ABC che ogni mercoledì alle 21 raccoglie 10,8 milioni di telespettatori. Cifre non eccezionali, rispetto alla prima stagione da record, che si rivela tale in Italia, dove il muro dei 4 milioni di spettatori su RaiDue continua ad essere sfondato.