Marco Giusti se ne sta lì a bordopalco a sollazzarsi dispensando fastidiosi sogghigni, con una faccia sorniona che sprizza supponenza, ridendo ogni tanto del nulla, o più tranquillamente incespicando velatamente con le parole. Se uno in pubblico non è propriamente fluido, dovrebbe evitare perlomeno di esporsi in malauguranti digressioni, anche se si sta parlando di un autore non certo novizio, quel Giusti padre di Blob e da una settimana e mezzo infelice tutore di Soirée, l'appendice di Matinée spiattellato dalle 19.00 alle 20.00 nella fascia preserale di RaiDue. Marco Giusti si palesa in pubblico, risiede nel parterre, mentre solitamente gli autori bofonchiano dietro le quinte. Per cui l'apparizione costante in studio risulta alquanto incomprensibile perchè, da buon ma attivo spettatore, Giusti avrebbe poco da sorridere. Il programma ha dieci giorni di vita, ma respira parecchio affannosamente. Nicola Savino e Flavia Cercato ce la mettono tutta pur di rendere comprensibile una trasmissione senza traiettorie giustificabili/volute, ma i risultati sono deprimenti. Angosciava già il 5% risicato di Piloti, sit-com sostituita dal nuovo esperimento voluto da Marano - un altro esperimento fallimentare, ma nessuno glielo dica -, ma ora con Soirée si tocca con mano il baratro. Partito lunedì scorso con il 3,48% di share e 431.000 spettatori, esordio peraltro insignificante, il programma galleggia attorno al 3%, prestazione nettamente insufficiente per una rete che perlomeno prima godeva di un paio di punticini di share in più: meglio un disastro che l'apocalisse. Ma se ad una sit-com impalpabile - mai che una funzioni, in Rai, di questi tempi - si sostituisce un programma più vuoto di un bidone, non si può prevedere l'eccellenza.
E' andata bene. Forse benone. Non certo malaccio. L'edizione numro 44 del Festivalbar è partita ieri sera su Italia 1 e l'esordio fa già sorridere un po' tutti. Sicuramente Andrea Salvetti, ma anche il direttore della rete Luca Tiraboschi tirano già sospiri di sollievo, leggendo i dati Auditel. La partenza è promettente: ben 2.832.000 telespettatori con il 13,20% di share. Il problema viene ora, e si profila di una certa consistenza. Anche l'edizione 2006 della kermesse partì con fragore (3.080.000, 13.72%), salvo però creare i primi ruvidi grattacapi una settimana più tardi, quando il fragore scese (2.072.000, 9.55%). Però l'anno scorso c'erano i mondiali, mentre questa volta si profila un interessante campo libero, ovvero pochi avversari, competitor deboli, palinsesti svuotati. Se il Festivalbar funzionerà, lo si vedrà tra sette giorni. Per ora possiamo soltanto fare rozzi paragoni, e riconoscere che, benchè la partenza sia stata positiva (anzi, positivissima, visto che Tiraboschi e Salvetti non si erano spinti oltre una previsione dell'11-11,5%), i veri tempi d'oro sono già passati e per ora stentano ad arrivare. L'annata 2004, quella della coppia Incontrada-De Luigi, compì un'impresa clamorosa, quella di far confluire al video ben 4.593.000 telespettatori ed uno share stellare del 19.97%, numeri da sballo per Italia 1. Anche nel 2003 l'Auditel sorrise alla manifestazione e al duo Maccarini-Hunziker, lanciatissima da Zelig, che catalizzarono l'attenzione di 4.437.000 telespettatori per uno share del 19.59%. Funzionò meno nel 2004, con il trio Maccarini-Grandi-Nardi, che comunque assicurò un buon risultato (3.297.000, 13.96%), più o meno proprio quello racimolato con apparente soddisfazione ieri sera. Siamo ben oltre la media di rete, siamo ben oltre le previsioni, però oggettivamente al ribasso, dei grandi capi. Ci sarebbe da sorridere, dunque.
Il nuovo trio alla conduzione ci ha messo del proprio, nonostante nessuno dei tre fosse convinto di stare su un palco condiviso con altri conduttori. La situazione è paradossale, in effetti, ma tutto sommato ha mietuto risultati. Non si sono intralciati, anche perchè era difficile pestarsi i piedi. Enrico Silvestrin, faccia da MTV ma con la professionalità di un anchorman, ha condotto con dovizia l'ordine delle esibizioni, ha dosato gli inneschi di schiamazzi da parte del pubblico, ha somministrato con sicurezza i momenti della serata, senza sbavature. Molti - compreso il sottoscritto - avevano chilate di riserve su Giulio Golia, Iena con le contropalle ma con il terrore che si trovasse spaesato in un contesto così diverso. E invece, benchè il lavoro sulle spalle non fosse così gravoso, non ha sfigurato, immerso nella folla e poi saltato sul palco a presentare i cantanti. Il problema, semmai, che i ruoli che il Festivalbar designa sono sempre i soliti, e i prescelti a rivestirli si avvinghiano anche degli immancabili stereotipi. Così se Silvestrin si ritaglia il numero 1 da appiccicare alla t-shirt da sbandierare, se Giulio Golia incita la folla e dispensa battutine che però si disperdono facilmente nel rimbombo delle grida, anche Elisabetta Canalis non si esime certamente dalla figura di bellona di turno, con spontaneità dimenticata a casa e dozzine di imperfezioni con cui stilettare le presentazioni. Sguardo semi-fisso sulla telecamera, scollatura sbarazzina, Elisabetta ha recitato se stessa, con la convinzione che si tratti di un impegno da prendere sottogamba e dove forse il talento non è indispensabile. Meglio Canalis attrice (!) che presentatrice allo sbaraglio, anche in una delle trasmissioni più facili da portare a termine.
Ma è anche vero che senza la bellona i maschietti reclamerebbero, e allora andrebbe bene pure così. Anche perchè ci ha pensato la musica a compensare necessariamente queste mancanze, con esibizioni ravvicinate il cui ritmo incalzante ha contribuito a ridurre al minimo le sempre più inutili disquisizioni sul nulla, relegate a semplice contorno. C'è del buono in questo Festivalbar, in questa ripetitività malandrina che coltiva con menefreghismo la fresca frenesia di una serata disimpegnata, da ben 44 anni. E pazienza se le rivoluzioni tecnologiche tanto sbandierate siano passate in secondo piano, per il popolo di telespettatori che per essere invogliato a surfare sul web la trasmissione, ne deve essere colpito. Se il Festivalbar non ha mirato propriamente al cuore, ha fallito non di molto.
Ci vorrebbe ben altro per poter competere con giustificata supponenza, ma siamo costretti a tenerci Frizzi, e, a quanto pare, ancora a lungo. Soliti Ignoti - Identità Nascoste, moderno Indovina Chi? con cui RaiUno ha rimediato alla meritata vacanza di Affari Tuoi by Insinna, è partito lunedì sera in access-prime time senza formidabili pretese nè illibate voglie di dominio. Un giochetto che d'altronde spizzica parecchio dal suo antecedente: non a caso di mezzo c'è sempre la Endemol, che per sfidare la corazzata Cultura Moderna su Canale 5 ha scomodato il format americano Identity, sperando, con una nutrita schiera di ceri accesi, di aver finalmente trovato un programma degno di sostituire i pacchi nelle fasi di stanca della stagione.
I risultati Auditel danno per ora ragione alla mossa di Del Noce, che come al solito crede sempre in qualsiasi cosa proponga(no), salvo poi ritrattare quando si avvicina il disastro. Non si parla certo di cifre sbalorditive, ma dopo un sostanziale pareggio all'esordio (23% di share, pubblico equamente diviso), ieri il giochino telecomandato dal redivivo Fabrizio Frizzi supera la caccia al vip guidata da Teo Mammucari (1 5.928.000 telespettatori per il 25,59% di share contro 5.774.000 e il 24,80%). Entrambi sono in realtà migliorati, ma il gioco di Raiuno ha piazzato il musetto qualche centimetro più avanti, roba da misurazioni da sarta. La sorpresa però sta nella (prevedibile?) fiducia accordata dal pubblico alla proposta di RaiUno, dopo l'esordio misto a curiosità che poteva anche scemare la sera successiva. Invece l'ascolto ha tenuto, anzi è Cultura Moderna a non aver sfondato nel secondo round - e tra l'altro ancora lontana dai numeri stellari dell'estate scorsa, quando non si guardava certo col binolo al 30% di share. Antonio Ricci non si preoccupa mai, a patto che l'Auditel non si azzardi a propinare numeri al ribasso, ovviamente.
Vedi, ogni tanto le repliche servono a qualcosa. Sinceramente non avevo mai potuto apprezzare Economix, talk-show di approfondimento economico che RaiTre spedisce ogni venerdì sera intorno a 00.40 - proprio quando la gente giovane e alla moda è già nei locali pronta a sbizzarrirsi fino alle prime luci dell'alba - e condotto dalla giornalista Myrta Merlino. Oddio, ogni tanto, quando rimanevo a casa, lo zapping furioso mi conduceva su quel lido ma senza catturarmi troppo, e infatti passava un minuto e cambiavo canale, anche perchè io e l'economia non andiamo molto d'accordo, e grande colpa va alla mia ignoranza, sia chiaro. Questa mattina invece, intorno alle 8.30 sempre su RaiTre, mi sono imbattuto sulla replica dell'ultima puntata andata in onda di Economix, direttamente con l'intervista a Fedele Confalonieri, di cui avevo letto qualche stralcio di dichiarazione dalle agenzie stampa. Mosso anche da un'irrefrenabile pulsione al divano dopo una levataccia imprevista, ho deciso di dare un'occhiata ferma a questo programma. Sai, quando te lo dipingono maestoso poi la curiosità di vedersene un pezzetto rimane - e mi riferisco a quando la conduttrice, Myrta Merlino, è stata ospite a Tv Talk, talk-show sulla tv prodotto da Rai Educational e in onda ogni sabato mattina dalle 7.30 alle 9.00 su RaiTre. Inutile ribadire quando ci si marci sull'autocelebrazione - Economix prodotto Rai, of course - elemento che personalmente non tollero, specialmente in una trasmissione che tenta non sempre con successo ed autorevolezza a proporsi come occhio critico sulla televisione italiana.
Far ridere in televisione è diventato un mestiere sempre più difficile. Vuoi perchè sono caduti i vecchi guru della risata, vuoi perchè oggi la comicità è mordi e fuggi, usa e getta, più facilmente fruibile se assimilabile ad un tormentone di sicuro riconoscimento sul quale imperniare altre gag, vuoi perchè pure il pubblico che consuma la comicità - quello da tv, per intenderci - si è abbassato forse un po' troppo e preferisce una satira immediata e dalla risata garantita piuttosto che stabilizzare il cervello sulla sottile e non sempre coglibile ironia, certo più di classe, ma maggiormente dispersiva, oltre che dispendiosa. E Comedy Club, che ha esordito proprio ieri sera in prima serata su Italia 1 - qui la nostra pre-visione dedicata -, condotto dalla rientrante in Mediaset Federica Panicucci, si è trovato fin da subito davanti al dilemma prestigioso: riusciremo a far ridere il pubblico di Italia 1? Una missione impegnativa, senza dubbio, caparbia e avvincente, che non poteva prescindere dal solito vippame quotidiano e declinato in tutte le salse: prendi un personaggio famoso, fallo far ridere e speriamo che il pubblico non tiri carciofi. E naturalmente prendi la materia prima - e grigia: i comici nostrani, meglio se anni Ottanta, con il sapore di rugiada ancora fresco, per istruire i famosi sull'arte della risata e per gettarli sul palco speranzosi di strappare almeno un sorriso.
Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla nuova produzione Rai Sottocasa, che avevamo presentato nella pre-visione lunedì scorso, poiché RaiFiction l'ha candidata a ostacolare il dominio totale nella fascia 14.10/14.40 della soap Centovetrine, leader su Canale 5. Agostino Saccà ha provato a recuperare ascolto su RaiUno dopo il TG1 puntando su questa nuova produzione che, a prima visione non sembra aver nulla in comune con il stile Un Posto Al Sole, una soap di livello artigianale, ma anzi strizza l'occhio ai meccanismi della fiction tradizionale, cercando - con buoni risultati, tra l'altro, - di mantenerne l'atmosfera, elevandosi dal rango di soap opera tradizionale. Gli attori in campo, almeno nella prima puntata, hanno dimostrato una buona padronanza della scena, senza scomparire in macchiette usa e getta ma capaci di mantenere alta l'attenzione. Magari c'è ancora da lavorare su sceneggiatura e scenografia, soprattutto sulla seconda, visto che sono troppi i riferimenti ad altre produzioni. A partire dalla piazza dove si avvicendano i protagonisti e alla quale si affacciano le famiglie: un quadrilatero in comune dove mettere letteralmente in piazza le proprie avventure. Mi pare di averla giù vista, traslata, nel centro commerciale di Centovetrine, collante delle storie. Inoltre la famigliola che gestisce un ristorante non è proprio originalissima, ma ha precedenti nella famigliola Bonelli di Vivere che gestiste una trattoria sul lago di Como ed è spesso ritratta ai fornelli. E' anche chiaro come, a lungo andare, situazioni e ambienti si ripetano in prodotti di questo tipo, condannati ad una costante dinamicità rinnovando personaggi, contenuti e rapporti relazionali. E l'adocchiare l'impostazione della fiction tradizionale è una mossa sicuramente interessante, uscendo così dallo stereotipo della soap tradizionale e legandosi a scene di più ampio respiro. Nonostante si tratti di un format tedesco, la realizzazione italiana è ben costruita. Ma, essendo più un'impostazione da fiction, è necessario che il pubblico si affidi a Sottocasa, proprio in una fascia che presenta già un prodotto forte come Centovetrine, che da 1200 puntate polarizza l'attenzione nella fascia di dopo-pranzo.
RESPONSO AUDITEL // Non sono ancora resi noti, perlomeno alle persone mortali che non lavorano dietro le quinte della tv, i dati di ascolto relativi alle prime puntate di Sottocasa. Dando però un'occhiata allo share della fascia 12.00-15.00, non pare siano cambiate molto le cose: RaiUno, dopo le prime 3 puntate di Sottocasa, rimane ancorato attorno al 18% di share, mentre Canale 5 mantiene la leadership attorno al 23%/24%. Sicuramente, perlomeno la terza puntata di Sottocasa è sotto i 4.300.000 telespettatori, che sono il bacino di pubblico di Centovetrine. Ergo, pare che il dominio della soap Endemol, che regala gioie a Canale 5 nel primo pomeriggio insieme allo storico Beautiful, sia rimasto inattaccato. Anche se a Mediaset non hanno voluto farsi trovare impreparati ed hanno così spostato il tradizionale Tutto Questo E' Soap (televendita con Gabriella Golia anticipata da un minimo spazio di approfondimento), che si collocava tra Beautiful e Centovetrine, all'interno dell'ultimo blocco pubblicitario della soap, attorno alle 14.40, quando però lo spazio è riservato esclusivamente ad una fugace telepromozione. In questo modo, non c'è più attesa tra i due prodotti: al termine della puntata di Beautiful, parte subito il primo blocco di Centovetrine, affnchè i telespettatori affezionait non possano cogliere l'occasione di spot e telepromozioni per passare alla concorrenza. Insomma, il dominio di Centovetrine non sarà a rischio, ma perlomeno a Mediaset vogliono prevenire eventuali capovolgimenti di fronte.
Aspettarsi un prodotto innovativo, pronto a rompere - anche se di poco, non importa, basta che ci provi - la ridigità della programmazione tradizionale, evidentemente era un'aspirazione troppo elevata. E d'altronde nessuno, alla presentazione del nuovo quiz di Mike Bongiorno, avrebbe scommesso su un ritorno trionfale dello storico conduttore su Rete 4. Complici tanti fattori, dalla struttura troppo formale del gioco alla collocazione semi-anomima su Rete 4, Il Migliore - Sfida D'Intelligenza non ha lasciato troppo il segno. Come anticipato nella pre-visione appositamente dedicata. A prima vista, il nuovo quiz pare subito la copia infiocchettata per un pubblico e per concorrenti adulti di Genius, la versione soft che Mike conduceva in una striscia quotidiana di un'ora alle 14 sempre su Rete 4. Domande di cultura generale, prove di abilità, riconoscimenti di colori ad uso della memoria, insomma nulla di cui meravigliarsi se la volontà era quella di recuperare l'aura classica del quiz degli albori. Il problema era però incasellare il genere in auge 50 anni fa con i canoni di allora in uno scenario moderno molto meno avvezzo alla schematicità e a tanti altri particolari.
Tralasciando l'impostazione del gioco, ferrea e rigida, ma d'altronde necessaria per convogliare un solo vincitore, e l'intermezzo della categoria professionale che etichetta la puntata - alla fine le domande riguardano tutti gli ambiti, e le prove di abilità pratica sono del tutto assenti - sono molti i peccati commessi dallo storico gruppo che Mike si porta con fatica sul groppone. Mike aveva paura di una puntata troppo lunga, due ore e un quarto, diceva, sono troppe per evitare lo svadiglio lesto del pubblico. Basta dire che la puntata d'esordio di ieri sera è terminata rasente la mezzanotte, per quasi 3 ore di gioco. Inaudito. Dopo una buona decina di minuti a spiegare la complessità del regolamento, in veste istituzionale, Mike Bongiorno si dedica, con la solita lena che l'ha accompagnato a Genius, a sparare domande intervallando consigli per gli acquisti - linea alla regia, allo storico Mario Bianchi - e spiegazioni dei giochi con annessa esemplificazione di rito. Poco spazio per l'improvvisazione, anche se, come al solito il buon Mike regala costantemente perle pregiate, da accenti piazzati a caso nelle definizioni a siparietti comici esilaranti. Un solo esempio: al termine del gioco, il secondo classificato si becca un bel week-end interamente spesato in una capitale europea a sua scelta, ma il tempo stringe, Mike propone alcune località (non so perchè, tutte dell'est Europeo, se tralasciamo Berlino spara Mosca e San Pietroburgo) ma il concorrente tergiversa, i secondi calano, il presentatore rimarca la bellezza di San Pietroburgo e alla fine il concorrente, estasiato dalla frenesia di Mike e incapace di fare una scelta democratica con le proprie figlie, anniusce sconsolato: vada per San Pietroburgo!
Bongiorno, sul finire di puntata, ha comunque già messo le mani avanti: oltre ad aver ricordato continuamente le sole 6 puntate e il ritorno (anche se è tutto da definire) del programma in autunno, nonchè confermare la validità del quiz - che d'altronde va bene in tutto il mondo - , ha confessato che ci sono alcuni meccanismi da oliare meglio, un po' come fece Bonolis quando terminò di presentare la prima puntata di Serie A su Canale 5. Io aggiungo che in realtà rimane da fare ben poco: il format, ben delineato ma a tratti incapace di esaltare il ritmo tra un gioco e l'altro e le personalità dei concorrenti, venduti alle dinamiche rapide delle domande; la lunghezza della trasmissione è intollerabile (forse semplicemente perchè il gioco si allunga a dismisura, pur nella velocità dei cambiamenti delle manches?) ed è forse la questione più impellente da risolvere. Rimane un prodotto, Il Migliore, ancora ibrido nonostante la personalità del format inglese. I margini di miglioramento, se ci sono, sono alquanto risicati.
AGGIORNAMENTO AUDITEL // Come nella pre-visione, Il Migliore raccoglie 2.151.000 telespettatori con il 9,98% di share. Mediaset segnala, in aggiunta, gli oltre 13 milioni di contatti e punte del 25% di share sul target commerciale. Qualcosa in meno del 10% auspicato, e sinceramente sarebbe stato un dato ancora peggiore se il programma fosse finito almeno mezz'ora prima. Naturalmente attendiamo la prossima puntata - già prevista per martedì, e non giovedì - per fare un raffronto più preciso.
La versione sottozero del famigerato Ballando Con Le Stelle, che tutta la stampa (a partire dall'ufficio Rai) ha osannato per mesi, definendolo successo senza precedenti e dando vita a innumerevoli conseguenze, dai dvd di scuola di ballo venduti in edicola al moltiplicarsi di corsi ad hoc sulla scia del fenomeno sociale-culturale-televisivo, ha forse toppato la sua prima. Notti Sul Ghiaccio, il varietà (non è un reality?) Endemol piombato da ieri sera per sei venerdì guidato da Milly Carlucci, con la supervisione da spalla di Stefano Masciarelli (riciclato in perfetto stile defilippiano dalla seconda edizione di Ballando Con Le Stelle), è stato fortemente voluto dal direttore di RaiUno Del Noce, stabilito e realizzato in tempi record, racimolando un cast striminzito dopo le numerose sbattute di naso sul cemento glaciale e defezioni di abilità che hanno costretto i produttori a mettere in pista le celebrità che perlomeno sui pattini non ruzzolano nel giro di una manciata di secondi. E le difficoltà, di organizzazione dello spettacolo, oltre a quelle di composizione della ciurma vip, si sono fatte sentire immediatamente.
Sono almeno tre settimane che La Fattoria viene snobbata da Mai Dire Grande Fratello E Figli, che soltanto a partire dallo spostamento di rete su Canale 5 ha iniziato a dedicarsi un po' al reality-light della rete ammiraglia di Mediaset. Dopo le prime puntate egemonizzate dal fattore GF, La Fattoria è iniziata a sbucare a notte fonda, in chiusura di trasmissione, in un mini approfondimento della durata di una decina di minuti, ma slegato (perlomeno in termini di rilevazione Auditel) dal resto della trasmissione che lo anticipa. La sensazione, nonostante la vena sempre ironica del trio della Gialappa's, è che il reality guidato da Barbara D'Urso venga trattato con minore attenzione e quasi emarginato, ma che giustifica quel "e figli" che completa il titolo della trasmissione, altrimenti inutile.
Ne abbiamo parlato fin troppo (soprattutto in questo abnorme blog), abbiamo speso litri di inchiostro digitale sulla trasformazione disneyana di Affari Tuoi che ha adattato il prodotto alla versione Clerici, dopo la goliardia annessa a Pupo e la sadica conduzione del perfido Paolo Bonolis. Dopo le prime due puntate d'assalto e le ultime due in calando, che hanno sgonfiato la maestosità del nuovo corso del game show di RaiUno (maestosità osannata dal titolone del Corriere Della Sera), potremmo in effetti smetterla di blaterare sulla versione 3.0 del gioco dei pacchi. Però stamattina, guardando Tv Talk in un'insolito risveglio all'alba per via delle qualifiche del Gran Premio d'Australia di Formula 1, il conduttore Massimo Bernardini, per messo dell'inviato in USA Franco Schipani, approfittando del cambio di conduzione in Italia del format Endemol, ha creato un ideale collegamento con la versione americana del gioco dei pacchi.
Spunto molto interessante, nonostante la risibile discussione in studio sul nuovo corso del programma italiano - si è puntualizzato sullo sforo in prima serata, accanto allo sfondone di uno studente tra il pubblico che aveva dichiarato che i programmi dell'access prime time arrivano fino alle 21.40, sommato all'altro sfondone di Bernardini che pensava che Striscia e Affari Tuoi andassero in onda pure di domenica (ma Il Malloppo e Alda D'Eusanio non ti dicono niente?) - e le pochissime informazioni date in pasto al telespettatore. Per fortuna almeno ci hanno fornito una piccola clip di Deal Or No Deal, trasmesso sul canale americano NBC tutte le sere per un'ora a partire dalle ore 20.00. L'Affari Tuoi americano (ma va in onda pure su Channel4 in Inghilterra e su Seven in Australia) è servito. Ed è stata l'illuminazione.