Marco Giusti se ne sta lì a bordopalco a sollazzarsi dispensando fastidiosi sogghigni, con una faccia sorniona che sprizza supponenza, ridendo ogni tanto del nulla, o più tranquillamente incespicando velatamente con le parole. Se uno in pubblico non è propriamente fluido, dovrebbe evitare perlomeno di esporsi in malauguranti digressioni, anche se si sta parlando di un autore non certo novizio, quel Giusti padre di Blob e da una settimana e mezzo infelice tutore di Soirée, l'appendice di Matinée spiattellato dalle 19.00 alle 20.00 nella fascia preserale di RaiDue. Marco Giusti si palesa in pubblico, risiede nel parterre, mentre solitamente gli autori bofonchiano dietro le quinte. Per cui l'apparizione costante in studio risulta alquanto incomprensibile perchè, da buon ma attivo spettatore, Giusti avrebbe poco da sorridere. Il programma ha dieci giorni di vita, ma respira parecchio affannosamente. Nicola Savino e Flavia Cercato ce la mettono tutta pur di rendere comprensibile una trasmissione senza traiettorie giustificabili/volute, ma i risultati sono deprimenti. Angosciava già il 5% risicato di Piloti, sit-com sostituita dal nuovo esperimento voluto da Marano - un altro esperimento fallimentare, ma nessuno glielo dica -, ma ora con Soirée si tocca con mano il baratro. Partito lunedì scorso con il 3,48% di share e 431.000 spettatori, esordio peraltro insignificante, il programma galleggia attorno al 3%, prestazione nettamente insufficiente per una rete che perlomeno prima godeva di un paio di punticini di share in più: meglio un disastro che l'apocalisse. Ma se ad una sit-com impalpabile - mai che una funzioni, in Rai, di questi tempi - si sostituisce un programma più vuoto di un bidone, non si può prevedere l'eccellenza.
C'è sgomento tra gli autori Rai ed Endemol. Antonellina Clerici ha invitato al pranzo dei soliti conviviali il proprio piccioncino, ha aggiunto comodamente un posto a tavola, solo che costui, Eddy Martens, pare mangi su porcellana dorata invece del comunissimo e ben più umiliante coccio. Una porcellana da 10.000 euro al mese, surrurrano dietro le quinte de La Prova Del Cuoco, la storica trasmissione di RaiUno dove Eddy riveste il ruolo di autore. Una presenza poco gradita, a quanto pare, alla quale si farebbe volentieri a meno e che puzza allegramente di palese raccomandazione. Per giunta con uno stipendio non certo da fame, anzi cifre che spettano ad autori senior, e non certo alle prime armi.
A svelare il sordido inghippo è il settimanale Eva Tremila, che piazza con maestria uno degli scoop più interessanti perchè colpiscono una delle presentatrici più affabili, amate e rispettate del panorama televisivo, quel volto così acqua e sapone che tanto piace alle nonne e incanta anche i più piccolini. La fatina bionda ha fatto una bella magia, ha trasformato Eddy in autore, non in uno qualsiasi, ma uno (se non il) dei più pagati. E la fatina ha insistito, eccome. Non è la prima volta che Antonellina cerca di infilare tra i suoi autori personaggi del suo staff: medesima sorte toccò a Dimitri Tollini, storico assistente tuttofare e consigliere, trasformatosi in autore fisso della trasmissione di mezzogiorno. Ma il caso più eclatante è proprio quello del bel Martens, uno che non dovrebbe intendersi di granchè, nonostante esperienze in villaggi vacanze che potrebbero favorire una maggiore espansività. Eppure Eddy starebbe lavorando sodo, selezionando i cuochi per la prossima edizione e curando i dettagli di una nuova rubrica dedicata all'adattamento della cucina italiana negli altri Paesi. Ma basta tutta questa sostanziosa prodigalità per meritarsi un compenso stellare, senza neppure un briciolo di esperienza maturata sul campo - a prescindere da eventuali doti innate, che i maliziosi non hanno ancora individuato?
Gli autori Endemol non hanno certo gradito il nuovo ingresso a tavola, e hanno iniziato a sbattere i pugni. Perchè di fronte si colloca subito una visione catastrofica: la promozione di Eddy Martens anche a Il Treno Dei Desideri, show sempre Endemol e quest'anno abbinato alla Lotteria Italia. Proprio nella trasmissione di punta, potrebbe avvenire la consacrazione. Se Rai ed Endemol stanno ancora discutendo sul rinnovo del contratto per le successive edizioni de La Prova Del Cuoco, per il programma del sabato sera c'è invece ancora maretta, perchè i gruppi di lavoro non sono stati ancora composti. Nessuna tavola apparecchiata, dunque, ma il sospetto è mefitico. Ci sarebbe da scandalizzarsi di fronte a tutto questo esubero di fondi senza apparenti giustificazioni, ci sarebbe da rimproverare una presentatrice così carina e tranquilla da istigare con arroganza rimpasti desiderati, ci sarebbe da chiedersi se magari questo Eddy Martens non sia davvero capace di buttar giù qualche ideuzza che di questi tempi è manna pura. Ma come al solito i pregiudizi ci dilaniano, e ci basta quel compenso stellare sfoderato senza riscontri entusiastici per continuare a pensare male.
Inutile girarci attorno, Colpi Di Sole non funziona. I dati Auditel sono piuttosto loquaci quando si tratta di sottolineare con appetente sconforto il precoce fallimento della nuova sit-com di RaiTre, tanto da dover rimpolpare senza riserve il manipolo di produzioni Rai che non hanno raccolto quanto auspicato, e sì che ce ne sono. Colpi Di Sole non cattura nessuno, l'appuntamento domenicale sfugge pure all'Auditel, il sabato raccoglie bricioline già spezzettate: il 16 giugno è scesa inesorabilmente al 3,23% di share con 536.000 spettatori, cifre da La7, senza che l'incentivo alla visione portato da Luciana Littizzetto, autrice di un cameo di cui si parlava fin dalle anticipazioni, sortisse alcun effetto, anzi. L'ascolto è precipitato, anche se RaiTre non s'è certo svenata nel promuovere la puntata speciale. Ma d'altronde nessuno si lamenta, o perlomeno non pare di sentire mugolii nei piani alti di Viale Mazzini: forse consci che si tratta di una sit-com senza pretese? E quindi da sistemare comodamente in estate, fuori da logiche Auditel e soprattutto in access-prime time su Raitre, tempi e luoghi meno indicati per una trasmissione che cerca i giovani?
Le strategie di palinsesto, apparse immediatamente suicide specialmente per un prodotto nuovo, ora però sembrano lasciare il posto ad una ventata piuttosto gelida di stilettate nei confronti di Colpi Di Sole. Che al sottoscritto non dispiacque più di tanto alla prima visione, tanto che anche Aldo Grasso si adoperò in una recensione sul Corriere che lasciava volentieri spiragli di sorriso. Fattore entusiasmo a prescindere, evidentemente. Perchè se si cerca di penetrare con insospettabile arroganza tra i tessuti della sit-com, si scovano inconvenienti pecche, a prima vista magari ignorabili, ma che alla lunga, divenendo ripetitive, possono frenarne la visione. MilleCanali parla così di Colpi Di Sole:
Colpi di sole è l’ennesima sitcom (questa volta su RaiTre) che fa un po’ fatica a farsi apprezzare, nonostante le buone intenzioni degli autori, i quali avevano annunciato che nella sitcom si sarebbe parlando di problemi dei nostri tempi (famiglia, omosessualità, ecc..). In realtà c’è lo sberleffo continuo e irriverente, la scenografia è splendida, colorata e accattivante, ma i testi ricordano un po’ troppo quelle della Premiata Ditta e le trovate sono a volte incomprensibili o per niente esilaranti. Un centro estetico femminile, diretto da un parrucchiere rigorosamente gay (un luogo comune dei più diffusi, ma gli autori si riscattano quando lo fanno cadere in crisi perché si stente attratto dalle donne), una manciata di shampiste (rigorosamente stupide), clienti noiose, troppo esigenti e la solita telecamera fissa, nascosta dietro uno specchio che amplifica eccessivamente le vicende e costringe i protagonisti a fissarla, appesantendo il tutto.
E' andata bene. Forse benone. Non certo malaccio. L'edizione numro 44 del Festivalbar è partita ieri sera su Italia 1 e l'esordio fa già sorridere un po' tutti. Sicuramente Andrea Salvetti, ma anche il direttore della rete Luca Tiraboschi tirano già sospiri di sollievo, leggendo i dati Auditel. La partenza è promettente: ben 2.832.000 telespettatori con il 13,20% di share. Il problema viene ora, e si profila di una certa consistenza. Anche l'edizione 2006 della kermesse partì con fragore (3.080.000, 13.72%), salvo però creare i primi ruvidi grattacapi una settimana più tardi, quando il fragore scese (2.072.000, 9.55%). Però l'anno scorso c'erano i mondiali, mentre questa volta si profila un interessante campo libero, ovvero pochi avversari, competitor deboli, palinsesti svuotati. Se il Festivalbar funzionerà, lo si vedrà tra sette giorni. Per ora possiamo soltanto fare rozzi paragoni, e riconoscere che, benchè la partenza sia stata positiva (anzi, positivissima, visto che Tiraboschi e Salvetti non si erano spinti oltre una previsione dell'11-11,5%), i veri tempi d'oro sono già passati e per ora stentano ad arrivare. L'annata 2004, quella della coppia Incontrada-De Luigi, compì un'impresa clamorosa, quella di far confluire al video ben 4.593.000 telespettatori ed uno share stellare del 19.97%, numeri da sballo per Italia 1. Anche nel 2003 l'Auditel sorrise alla manifestazione e al duo Maccarini-Hunziker, lanciatissima da Zelig, che catalizzarono l'attenzione di 4.437.000 telespettatori per uno share del 19.59%. Funzionò meno nel 2004, con il trio Maccarini-Grandi-Nardi, che comunque assicurò un buon risultato (3.297.000, 13.96%), più o meno proprio quello racimolato con apparente soddisfazione ieri sera. Siamo ben oltre la media di rete, siamo ben oltre le previsioni, però oggettivamente al ribasso, dei grandi capi. Ci sarebbe da sorridere, dunque.
Il nuovo trio alla conduzione ci ha messo del proprio, nonostante nessuno dei tre fosse convinto di stare su un palco condiviso con altri conduttori. La situazione è paradossale, in effetti, ma tutto sommato ha mietuto risultati. Non si sono intralciati, anche perchè era difficile pestarsi i piedi. Enrico Silvestrin, faccia da MTV ma con la professionalità di un anchorman, ha condotto con dovizia l'ordine delle esibizioni, ha dosato gli inneschi di schiamazzi da parte del pubblico, ha somministrato con sicurezza i momenti della serata, senza sbavature. Molti - compreso il sottoscritto - avevano chilate di riserve su Giulio Golia, Iena con le contropalle ma con il terrore che si trovasse spaesato in un contesto così diverso. E invece, benchè il lavoro sulle spalle non fosse così gravoso, non ha sfigurato, immerso nella folla e poi saltato sul palco a presentare i cantanti. Il problema, semmai, che i ruoli che il Festivalbar designa sono sempre i soliti, e i prescelti a rivestirli si avvinghiano anche degli immancabili stereotipi. Così se Silvestrin si ritaglia il numero 1 da appiccicare alla t-shirt da sbandierare, se Giulio Golia incita la folla e dispensa battutine che però si disperdono facilmente nel rimbombo delle grida, anche Elisabetta Canalis non si esime certamente dalla figura di bellona di turno, con spontaneità dimenticata a casa e dozzine di imperfezioni con cui stilettare le presentazioni. Sguardo semi-fisso sulla telecamera, scollatura sbarazzina, Elisabetta ha recitato se stessa, con la convinzione che si tratti di un impegno da prendere sottogamba e dove forse il talento non è indispensabile. Meglio Canalis attrice (!) che presentatrice allo sbaraglio, anche in una delle trasmissioni più facili da portare a termine.
Ma è anche vero che senza la bellona i maschietti reclamerebbero, e allora andrebbe bene pure così. Anche perchè ci ha pensato la musica a compensare necessariamente queste mancanze, con esibizioni ravvicinate il cui ritmo incalzante ha contribuito a ridurre al minimo le sempre più inutili disquisizioni sul nulla, relegate a semplice contorno. C'è del buono in questo Festivalbar, in questa ripetitività malandrina che coltiva con menefreghismo la fresca frenesia di una serata disimpegnata, da ben 44 anni. E pazienza se le rivoluzioni tecnologiche tanto sbandierate siano passate in secondo piano, per il popolo di telespettatori che per essere invogliato a surfare sul web la trasmissione, ne deve essere colpito. Se il Festivalbar non ha mirato propriamente al cuore, ha fallito non di molto.
Massimo Donelli questa volta non impugna la tromba per suonare le rosee note del trionfo. L'abbiamo trovato in un ruolo particolare, quello dell'esaltatore di qualsiasi programma di Canale 5, sbandierando l'entusiasmo tipico del direttore di rete alle agenzie stampa. Ma stavolta nessuno squillo gioioso, rimangono le campane da listare a lutto, perchè il malato c'è, e al momento non si regge neppure in piedi.
Ed è un malato di lusso. Cultura Moderna termina la prima settimana di programmazione leccandosi appuntite ferite, la spunta Frizzi a sorpresa, canalizzando l'attenzione del pubblico sul nuovo gioco dell'access-prime time di Raiuno, quel Soliti Ignoti che, con una semplicità disarmante e altrettanto appeal, riaccende il sorriso a Viale Mazzini, e fa sprofondare nell'incertezza quelli di Cologno Monzese. Perchè la questione s'è fatta grave, il programmino di Teo Mammucari, proprio quello che vinse un Telegatto e che non ebbe rivali l'estate scorsa, confermandosi con record su record programma più visto dei tre mesi di latitanza tv, ha perso improvvisamente le marce e ora neppure a folle la macchina cammina. Gli addetti ai lavori ci tengono a sottolineare che in realtà si sfidano due programmi che adocchiano tipologie di pubblico differenti: come dire, nessuna sfida, ognuno gioca per conto suo. Ma con l'Auditel non si scherza, e i numeri attestano verità agghiaccianti per la banda di Ricci. Passi una prima settimana col fattore sorpresa, con sorpassi e controsorpassi. Però la seconda settimana è incominciata con un verdetto netto: vince Frizzi, 6.069.000 telespettatori e il 28,02% di share, mentre Ricci si attesta sui 4.795.000 e un 21,98%. Un divario pesante, ben 6 punti di share. Una batosta cruenta, che fa zittire Donelli e preoccupare i dirigenti del Biscione, che già si pregustavano una nuova estate di sorrisi.
Stasera Mi Butto... partirà martedì 26 giugno su RaiUno. E' iniziata l'estate, la gente prende e parte, la televisione si adegua ad un esodo prolungato sfornando frivolezze a volontà, oltre naturalmente a dozzine di repliche per farcire con maggior completezza l'ennesima torta stantia. Ma le polemiche non sono certo andate in vacanza. C'è una gara tra intrattenitori pronta a partire, ma intanto patron Del Noce ha buttato giù Massimiliano Ossini, dopo averlo candidato alla conduzione insieme alla napoletana Caterina Balivo, che ora si ritroverà a fianco il più esperto Biagio Izzo. Uno sgambetto ancora non ben identificato, prima mascherato da volontaria rinuncia proveniente dallo stesso interessato, poi palesatosi come diniego ufficiale giunto dall'alto. Ossini sarà al timone di Linea Verde anche nel periodo estivo, e così farebbe sapere che non ha certo voglia di spaccarsi la schiena in uno show che lo avrebbe dovuto lanciare su RaiUno.E d'altronde «Ossini è l'unico conduttore con meno di trent'anni a Raiuno, ha davanti a sé una lunga vita professionale», dice sornione Del Noce, scrollandosi di dosso micce pericolose di potenziali polemiche, rimarcando volentieri la dose, a scanso di irritanti equivoci: «L'idea iniziale della trasmissione è cambiata, e Izzo ci sembrava più adatto. D'altronde, è giusto che Raiuno pensi a un rinnovamento delle prime serate, ma due esordienti ci sembrava troppo: un fallimento è un problema sia per la rete che per chi ci mette la faccia, non è che i giovani si possono mandare al massacro». Bella idea, proporre volti nuovi e poi incredibilmente smentirli ad un passo dall'esordio. Ovviamente, è difficile avere stima di qualcuno senza che si misuri sul campo. Ma tant'è, dall'alto hanno deciso così.
La depressione s'è trasformata con ineccepibile sfrontatezza in drammatica agonia. Il TG1 di Gianni Riotta, con la voglia matta di andarsene altrove, continua la sua deplorevole caduta nell'infimo. L'edizione serale di oggi si è confermata, come vuole la recente tradizione, al ribasso: informazioni scarne e risicate, papponi politici tutti da gustare, notizie finali importanti come la morte di una formica. Sapevamo già che al TG1 consentire a tutti i politici di dire le proprie puntuali baggianate, possibilmente salutando mammà davanti alla telecamera, fosse la priorità, anche quando ci sarebbero fatti di cronaca che meriterebbero incipiente puntualità. Puntualità ora decisamente sopita, di fronte anche ad eventi para-politici o a situazioni in cui un collegamento in diretta non farebbe poi così schifo.
Elemento uno: il Gay Pride a Roma. Un servizio e nulla più. S'è passato ad altro. il TG5 schiaffava ben 4 filmati, alla faccia della puntualità. Il TG2 non certo di meno, tra interviste raccattate qua e là per il corteo e racconti di una giornata che sarebbe comunque da sottolineare, se non altro per il fatto che ci fosse una marea di esseri umani riversata nelle vie della capitale. Non che questi ultimi due telegiornali si possano sottrarre dalla girandola sostanziosa di commenti e pareri dei politici, ormai il teatrino sbruffoncello di battute e controbattute da parte dei signorotti è divenuto elemento da avanspettacolo che suscita risa, ovviamente senza soverchiare di certo rabbia mista a compassione per un'operosità minima come il peso delle buste paga. Però almeno si apprezza il tentativo da reportage. Nulla da fare, oltre la cronaca pure le manifestazioni. Tira brutta aria in redazione, e ancora nessuno ha chiuso le finestre per la corrente.
Elemento due: il servizio sulle prove di Formula 1. D'accordo che le qualifiche fossero terminate giusto 25 minuti prima, ma collegarsi con Indianapolis per un minimo di resoconto, no? Gli inviati sono di casa, stipendiati Rai, bastava un'incursione in diretta per avere il quadro della situazione e nulla più, sapendo che realizzare un servizio completo in 25 minuti sia un'operazione impossibile - ma ci dovrebbero spiegare come fanno allora a realizzare e montare i servizi dei posticipi di Serie A da fornire alle trasmissioni di approfondimento una decina dopo il fischio finale. Va in onda un servizio d'archivio di Ettore Giovannelli sul circuito di Indianapolis, sull'aurea americana, e ovviamente di macchine in pista e dei loro risultati neppure la traccia sul guard-rail.
Elemento tre: intervista sbrodolosa a Carlo Conti. Nulla è cambiato rispetto alle precedenti mandate dietro la scrivania del primo telegiornale italiano. Quando si può, perchè non è carino dare troppo nell'occhio, lo spazio finale del giornale è dedicato alla marchetta: intervista di Mollica ad uno dei conduttori certamente più in forma della squadriglia Rai, per celebrare il successo de L'Eredìtà, macchina da ascolti e da medie Auditel da far impazzire. Lodi ovviamente sperticate, a costo zero - gli omaggi non hanno prezzo - e tolleranza limitata. E' purtroppo una tradizione consolidata e comune a molti telegiornali quella di festeggiare i successi della propria rete. Però si pensava che con il nuovo corso di Riotta, qualcosa al TG1 fosse cambiato, o almeno in odore di repentino cambiamento, e invece l'uguale ritorna inesorabile, pronto a raccogliere le solite vittime, poveri disgraziati che s'aspettano un telegiornale modello - e invece il modello, non seguito, è quello di Sky - sapendo bene che raccoglieranno un fallimento clamoroso.
Ma Riotta è stanco, lo ha detto a tutti, non vede l'ora di sbarazzarsi della creatura. Errori ed omissioni continuano, ora anche dal Vaticano piovono i primi malumori: la Santa Sede vedrebbe troppa laicità e poco cattolicesimo. Riotta sarebbe corso ai ripari, importando dal TG3 Aldo Maria Valli, neo responsabile dei servizi legati alla sfera cattolica. La nomina ha logicamente infastidito Fabio Zavattaro, storica voce delle vicende del Papa, e probabilmente spunteranno scintille. Il TG1 attuale è questo, anzi è tutto qua. Un misero collage di notizie malridotte che però lo rendono ancora il primo telegiornale italiano. Chi fa ascolti vince. E pazienza se a perdere sia il diritto all'informazione.
Finisce la stagione televisiva, si salutano i periodi di garanzia, l'Auditel se la smette di farci impazzire. E tutti possono stare più tranquilli. Anche quando si tratta di recriminare, di lanciare frecciate al vetriolo, di tampinare prontamente buchi nell'acqua con toppe burrose, scacciando demeriti e anzi approfondendo le ingiustizie. Fabio Canino parla solo ora: una digestione lunghissima, quella dovuta alla metabolizzazione del procace flop Votantonio, gara tra fantapolitici che su RaiDue ha sbalordito tutti, per un ascolto misero ed ovviamente infelice. Canino si era naturalmente piegato alle volontà nefaste della direzione, abbandonò il programma piuttosto che finirci naufragato, però nessuna polemica. Ma ora i sassolini nella scarpa sono diventati urticanti mattoncini, ed è venuta l'ora di disfarsene senza ritorsioni.
«E' stato un mio errore, ma ricomincerò -esordisce Canino a Libero - io mi assumo la responsabilità perchè ci ho messo la faccia, forse neppure avrei dovuto accettare di condurre il programma, dovevo essere più severo con me stesso». Una dichiarazione destabilizzante, che sembra alludere ad una conduzione controvoglia di un programma mostratosi come pomposo, salvo poi accartocciarsi inavvertitamente dopo aver inarcato con successo il primo sbadiglio. «Le amministrative non hanno giovato: fare un programma senza politici, quando il format originale si basa sulla presenza di politici veri, è difficile» tenta di giustificarsi l'estroso conduttore, muovendo con abilità una delle pedine su cui spesso agiscono i critici televisivi, ovvero quella del rispetto del format originale. Può essere che la presenza dei politici avrebbe potuto rallegrare gli animi delle poche anime che si sono sorbite Votantonio, però l'atmosfera generale di una trasmissione scanzonata, ma con la prua diretta all'inconsistenza di proposte e scaletta, rovinava qualsiasi tentativo positivo di riuscita. Al buon Fabio non sono mancati certo gli attestati di stima, anche perchè su Sky Show dirige con allegria un ironico e dissacrante telegiornale che ha ricevuto interessanti apprezzamenti, però in questo caso si passa sul satellite, una piattaforma «più moderna, sperimentale, dove si lavora velocemente, si parla subito con le persone che decidono, e loro hanno le idee chiare», rispetto al provincialismo ormai stucchevole delle generaliste Rai e Mediaset, in cui spesso dominano logiche partitiche/politiche anche per uno che «non è a destra nè a sinistra, anzi io che non so certo di destra, non sono mai stato supportato dalla sinistra».
Ma le dinamiche squadriste lasciano il tempo che trovano, anche se quello che lasciano è piuttosto corposetto. In molti si chiedono, non a caso, perchè Canino abbia abbandonato Mediaset, la stessa che gli chiuse però senza clamore Cronache Marziane. «Non c'erano proposte adatte a me - mette le mani avanti Fabio - non ho certo lasciato Mediaset sbattendo la porta. Però "Cronache" è stato chiuso nonostante andasse benissimo, anzi forse per quello». Insinuazione corrosiva, certo, anche se quel talk-show da tarda notte, pur riscuotendo ascolti da pigliare come oro, era uno straboccante concentrato di trash di tutti i gusti, e non si può certo negare che la conduzione di Canino sia un pelino troppo strombazzante, specialmente in quei contesti dove straparlare senza freni è correttamente indicato dal copione. L'unica cosa che ora lo consola è di poter orgogliosamente irrobustire la hall of fame dei conduttori che hanno floppato a sorpresa in questa stagione. «Ho capito che un passo falso fa curriculum. Ho visto la mia foto sui giornali insieme a quella di Gianfranco Funari, Simona Ventura, Maria De Filippi. Insomma un bel parterre...», un belvedere che nasconde anche un qualcosa di drammatico, - ovvero, se sbagliano i grandi, perchè io no, ma loro rimangono grandi, e io? - insieme alla drammaticità dell'utilizzo di format che una volta tanto si disintegrano insieme alle solite aspettative che vogliono vincente a prescindere qualsiasi patacca piombi dall'esterno. Ma il peggio è realizzare malamente una patacca simil-vincente. Con buona pace di Canino, in questo siamo strepitosi.
A un po' tutti è passata inosservata la notizia che da lunedì 18 giugno su Italia 1 alle 13.35 per una cinquina scarsa di minuti parte Quiz Sport, appendice di Studio Sport condotta da Davide De Zan. Nessun lancio di agenzia, nessuna dichiarazione atta a farci comprendere qualcosa di più su che cosa si tratti. Che, prevediamo, ribollirà di sms da spedire per vincere, suonerie recapitate sul cellulare a tradimento, messaggi di ritorno che ti avvertono che il tuo vicino sta dormeno in garage. Quindi, in teoria, non ci dovrebbe essere nulla di così rilevane ed interessante da divulgare.
A parte lei, Renata Texeira, brasiliana, nota al grande pubblico per essersi recentemente spogliata in diretta su TeleLombardia in occasione della vittoria del Milan in Champions' League. Un merito evidentemente indiscutibile, che le garantisce con grande onore la partecipazione (muta?) ad uno dei programmi di cui nessuno ha notizia. Un paio di tette, sorrisini da appendere al comò e via. E' pur sempre una dotazione ben fornita che dà incredibilmente senso a qualsiasi cosa, anche ad una trasmissioncella che si preannuncia abbastanza inutile come sempre, quando piazzi una gnocca sapendo che tira a prescindere.
Carampane defilippiane, state pur tranquille. Il vostro adorato Luca Dorigo tornerà ad illuminare i vostri pomeriggi pre-compiti, comodamente seduto su quel trono sul quale è salito e sceso in barba ai capovolgimenti amorosi ormai un paio di volte. E la terza è dietro l'angolo. A Maria De Filippi Luca ha detto sì, e da settembre sarà uno dei (nuovi?!) tronisti di Uomini & Donne, per la gioia di chi invece non lo sopporta e nuovamente dovrà fare i conti con l'arcigno destino che crea i mostri e giustamente li coltiva, in mancanza di lodevoli alternative.
Il bel Dorigo ha così - evidentemente - fatto naufragrare la nascente liason con l'ex contadina realitara Andrea Lehotska, accreditata come sua ultima fiamma, dopo essersi spupazzato senza successo Amalia Roseti e la provocante Melita Toniolo, che proprio al GF7 suggellò la loro intesa cavalcando il pompiere Alessandro Tersigni, scatenando l'irritazione plateale del Dorigo. Irritazione che pare stia in realtà diminuendo. I due ex fidanzati sembra stiano collaborando per un riavvicinamento, che non dipenderebbe soltando dala distanza ravvicinata delle rispettive serate in discoteca - come al solito, chissà che meriti avranno per salire in consolle e urlare a caso - sabato scorso a Follonica. Il manager di Dorigo, Luca Casadei, che al settimanale Star+Tv conferma il ritorno sul trono del suo pupillo, non si sbottona più di tanto, anche perchè c'è di mezzo l'ennesima carriera da tronista, che aveva rischiato di perdere per l'interessamento alla Lehotska durante e dopo il reality Un Due Tre... Stalla!, ergo stavolta si sta più cauti. Ma mantenere frigidi i bollori del biondo non sarà impresa da piccoletti: Melita è nuovamente pronta a ricadere tra le braccia del suo ex, dopo che l'altro tenebroso, il Tersigni, che in verità non s'è mai prodigato sulla stampa in sviolinate d'amore, aveva appreso del riavvicinamento dei due ex piccioncini frugando indispettito tra gli sms della morettina. Lei giura che sono soltanto messaggi innocui, ma la scoperta di un possibile tradimento solo col pensiero può essere annoverata come motivo utile per recidere i legami. Un po' quello che dovrebbe fare il bel Dorigo, se non volesse buttare alle ortiche l'ennesima possibilità di coltivare la propria notorietà a costo zero.