giovedì, 31 agosto 2006 | Permalink

Il problema dei dati Auditel e di come essi possano prontamente dichiarare il decesso di un programma televisivo causa ascolto rasoterra non è soltanto italiano. E soprattutto non colpisce soltanto produzioni tv che si affacciano per la prima volta al pubblico e che vengono immediatamente bocciate. Anche in America hanno i loro grattacapi, e soprattutto c'è un nome illustre che rischia prepotentemente di chiudere baracca, la soap-opera Beautiful. Essì, dopo 19 anni di torbidi intrighi, matrimoni inscenati come in una catena di montaggio, tradimenti lussuriosi e scandali a tutto gas, il mitico serial che è diventato ormai un must per tutte le casalinghe americane e non - in Italia ci sono almeno cinque milioni di telespettatori quotidiani che non si perdono mai una puntata e neppure le apparizioni dei propri beniamini a C'è Posta Per Te, dove la De Filippi ci ha marciato spesso - è vicino alla morte definitiva. Il 30 giugno scorso i gran capi della CBS, l'emittente che dal marzo 1987ha fatto della soap un proprio cavallo di battaglia della fascia pomeridiana, hanno riunito le menti e gli autori di Beautiful, sconvolgendoli con questa decisione: basta con i Forrester e dintorni. Il motivo è il più banale: emorragia di pubblico, ascolto che cala, soldini che se ne vanno. E pare non sia nulla di fisiologico: l'andamento è in rosso, è il momento di intervenire, e la misura più drastica pare sia quella preferita e immediata.

Bradley Bell, produttore esecutivo e capo sceneggiatore, che culla il gingillo costruito dai propri genitori William J. Bell e Lee Phillip, pare abbia però fatto la voce grossa di fronte alle prospettive funeree della sua creatura. "Togliere alle casalinghe occidentali la quotidiana reazione di Forrester equivale a farle cadere in depressione" ha tuonato, e sembra che il muso duro esibito ai dirigenti della CBS abbia funzionato. Il network ha deciso che Beautiful raggiungerà mestamente il ventesimo anno di età, poi, se nel frattempo il bacino di pubblico non si sarà ricolmato come ai tempi d'oro, non sfuggirà al decesso auspicato. Per raggiungere l'obiettivo che vale una carriera, Bell sa già dove intervenire: armato di bisturi taglienti, metterà mano - non potendo d'altronde inventarsi soluzioni migliori - alla devastata trama, che negli ultimi anni ha calpestato la propria credibilità, tra riesumazioni immotivate, flirt perversi e matrimoni a raffica. Il rinnovamento dovrà però partire dai protagonisti della soap: in prima linea coinvolgerà i personaggi storici, che si sentivano finora intoccabili e che ora invece rischiano il licenziamento. Le prime a fare le valigie saranno Shae Harrison, la bionda Darla, e Hunter Tylo (Taylor), che tra l'altro la investirà mortalmente - un copione pluri-visto - in preda alle bizze dell'alcool. Poi con tutta probabilità toccherà a Joe Mascolo, il pizzuto Massimo Marone nonchè padre naturale di Ridge Forrester a lasciare il set - anche se pare rimarrà ancora in allerta per eventuali comparsate. Gli altri rimarranno, ma urgono necessari ridimensionamenti delle personalità. La mangiatrice di uomini Brooke (Katherine Kelly Lang) che ha infatuato uno per uno tutti i maschi della famiglia, dovrà così smetterla di provarci con chiunque, annesso ex marito della figlia, Nick, che sarà l'ultimo amore stabile della sua vita. E' al capolinea l'era degli scandali continui: la credibilità deve essere ripristinata, ma paradossalmente proprio sugli eccessi e sulla configurazione di rapporti interpersonali al limite della degenerazione Beautiful ha fin dalla sua nascita contribuito al proprio successo. Bell però vuole ritornare alle origini, cercando di ricostruire legami inconsueti e diversi che vedranno anche la presenza di Ethan Wayne, figlio di Jonh, l'attore che tempo fa interpretava Storm Logan, il fratello maggiore di Brooke.

Vedremo se il ritorno al passato voluto da Bell darà i risultati sperati. Negli USA Beautiful non è mai stata la soap-opera più vista, nonostante le costanti incette di premi e riconoscimenti, ma ha contribuito a irrobustire il filone delle telenovele in una diffusione capillare che ha toccato almeno 450 milioni di spettatori sparsi per il globo, che volentieri scartabellano Internet o le riviste specializzate per munirsi delle preziose anticipazioni. Interrompere per sempre Beautiful sarà come spezzare un sogno: sarà l'Auditel, anche in questo caso, a determinare le sorti della soap-ora più amata e copiata del secolo. 

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lunedì, 28 agosto 2006 | Permalink

Che Cultura Moderna fosse il consueto colpaccio estivo di Antonio Ricci non vi erano assolutamente dubbi: spazzata senza fatica la concorrenza pupara di Tutto X Tutto su RaiUno, il giochino orchestrato da Teo Mammucari è riuscito con merito a replicare i successi di Veline, Velone e Paperissima Sprint, consacrando anche Juliana Moreira dopo la conversione di Eva Henger, passata da pornostar a Gabibba amica dei bambini. Il gioco dei talentuosi condito da Indovina Chi? si è già guadagnata la riconferma autunnale: dopo il buon esperimento di Striscia La Notizia festivo, toccherà anche a Cultura Moderna ricoprire la fascia di access-prime time domenicale.

Ma oggi Teo Mammucari, nell'ennesima intervista rilasciata alla stampa - e in particolare al quotidiano Il Tempo - confessa pure di pensare ad un'edizione in prima serata del suo game-show, naturalmente riveduta e corretta. Non sarebbe la prima volta: Bonolis riuscì a modificare geneticamente Affari Tuoi per adeguarlo degnamente alla cantilena della Lotteria Italia e al paio abbondante di orette nella fascia più importante del dì. Per ora però non sembra esserci nulla di deciso: «Sono tutte ipotesi - rimarca infatti Mammucari - non c'è nulla di confermato». Ma l'ambizione è di quelle non facilmente sopprimibili, e sicuramente ampiamente giustificata. Meglio ancora pensarci su e definire, nel caso, tutti i minimi dettagli.

Ma c'è anche dell'altro, decisamente più sconvolgente, media-mente parlando. Nell'articolo si legge che Teo Mammucari «non sa ancora se farà di nuovo Distraction, il fortunato quiz show che ha fatto tanto discutere l'anno scorso su Italia 1». In realtà, il programma è previsto in partenza a novembre, sempre in prima serata, così come è scritto tra l'altro nel prospetto del palinsesto autunnale di Mediaset. E non sono giunte affatto dichiarazioni sul tema da parte del diretto interessato. Il rischio di un'eventuale stop di Distraction, che - si vociferava - non piacesse troppo ai dirigenti di Cologno Monzese nonostante un dominio Auditel insperato, non pare per ora reale. Ma mai dire mai, naturalmente.


giovedì, 03 agosto 2006 | Permalink

Non è stato affatto un anno felice per Ilary Blasi. A ricordarcelo ci pensa proprio oggi il quotidiano Libero, che dedica un articolo al 2006 non particolarmente brillante della moglie di Francesco Totti, per la quale quest'anno è stato costellato di impegni importanti per decretare una raggiunta svolta professionale. E invece i primi 8 mesi dell'anno corrente sono stati costellati di flop, come recita il titolo dell'articolo. I flop che perseguitano Ilary. Le occasioni sono state delle più ghiotte. A partire dal Festival Di Sanremo, portato senza troppi clamori alla deriva dal nostromo Giorgio Panariello. Nell'edizione più criticata e bistrattata, che ha segnato una costante emorragia di pubblico televisivo, l'ex letterina non archiettò nulla affinchè ci si potesse in futuro ricordare di lei, salvo la tetta spuntata in mondovisione dal vestitino attillato - per due giorni si parlò soltanto di quello. Gli esperti però la salvarono, preferendo Victoria Cabello, l'altra donzella sgambettante sul palco dell'Ariston, come bersaglio delle osservazioni più appuntite. Ma di certo neppure la signora Totti, supportata dal maritino in visita inattesa (?) alla kermesse, aveva dato motivo di meritarsi qualche applauso sentito.

Ma Ilary si porta la musica nel cuore. Aveva iniziato coreografando con mosse robotizzate le musichine a Passaparola, spalleggiata da altre fide letterine. Due anni, dal 2001 al 2003, che gli valsero subito i primi accenni di notorietà, anche grazie ai flirt con il capitano della Roma, poi sposato in diretta tivù il 19 giugno 2005 - evento seguito a maratona da SkyTg24. A CD:Live, la risposta Rai al concorrente Top Of The Pops - ironia, è sempre stato un prodotto Rai prima della sua inspiegabile cessione a Italia 1 - invece era affiancata dal dj Alvin, ma l'atmosfera scanzonata che traeva il proprio coraggio nello stilizzare il contenitore musicale nemico non le donava, tanto che gli ascolti non hanno mai premiato la trasmissione, finita sempre al tappeto nei confronti diretti. Di mezzo ci sono i due anni passati alla corte di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa, ma parliamo degli esordi della trasmissione che ora è diventata un vero e proprio cult di Raitre. Appena avviato, il talk-show mascherato da chiacchiericcio meterologico non dava certo i frutti Auditel di ora e dopo la prima mandata di puntate era già a rischio cancellazione. Poi Ilary dovette forzatamente fare le valigie causa Pupino in grembo e lasciò il campo a Filippa Lagerback, un'altra inspiegabile reietta del panorama televisivo. Sarà stato un caso, ma dalla fine del 2005 la trasmissione di Fazio prese tutta un'altra rotta, guadagnandosi apprezzamenti continui.

Il legame con la musica non si era certo interrotto. E infatti trova la massima espressione nell'edizione 2006 del Festivalbar, il tradizionale appuntamento musicale di Italia 1 che da un paio di anni a questa parte regala enormi soddisfazioni ad Andrea Salvetti: l'Auditel impazza, i discografici si esaltano, compilation col marchio della kermesse schizzano ormai da anni autonomamente al numero uno delle classifiche di vendita. Merito anche dei conduttori, naturalmente. L'accoppiata Incontrada-De Luigi, un anno fa, era riuscita a portare a casa punte del 20% di share, roba da Canale 5 quando è a letto con la febbre. Ma il duetto, per certi versi anche strampalato - che ci azzecca un comico-attore a disquisire di cantanti? - non poteva ripetersi, e così per l'edizione 2006 ecco che quelli di Italia 1 costituiscono un dream team, almeno sulla carta. Il Mago Forest, garanzia di divertimento, poi mettiamoci Cristina Chiabotto, amata dalle mamme e pare per nulla affaticata dal ruolo di primadonna alle Iene, e infine posizionamoci in mezzo Ilary Blasi, scelta tra un manipoli di candidati. Ma per la venticinquenne - così come per gli altri due compagni di viaggio - l'esperienza itinerante si rivela alquanto deludente. Dopo un avvio esaltante, guarnito del 13% di share, il Festivalbar è precipitato al 9%, roba da La7 quando si dopa. Un dato assolutamente negativo, sicuramente determinato anche dal poco affiatamento professionale dei tre protagonisti, uniti malamente dagli autori con un collage da Melevisione, scenette da Albero Azzurro e artisti che entravano e uscivano, salvo rispondere a qualche domandina banale che neppure Marzullo osa farsi allo specchio perchè sarebbe disarmante rispondere al nulla. Forse sono mancati grandi nomi di rilievo, è mancato il trascinamento che un tormentone può dare, ma nel complesso a livello musicale le lacune non sono state insormontabili. Per la povera Ilary di nuovo un buco nell'acqua. Anche se lei si dichiara soddisfatta a tutti gli effetti.

E consola poco la copertina a lei dedicata dal mensile GQ in edizione russa. In Italia pare proprio che sia difficile centrare una soddisfazione professionale piena - a parte la linea di abbigliamento Never Without You, curata insieme al maritino e passatempo preferito dalle celebrità che non sanno come impiegare in modo diverso i propri quattrini in eccesso. Alessandra Menzani, concludendo l'articolo, paragona Ilary a Victoria Beckham, un'altra aspirante tutto che si è comodamente legata ad un calciatore, David Beckham, che ha già sfornato due bebè e che nonostante gli agi della vita mondana non si accontenta e vuole a tutti i costi sfondare come cantante. Ma finchè era inserita nelle Spice Girls tutto bene: il problema viene quando col microfono ci si mette da soli. E nessun disco stampato dal'ex Spice è stato degno di nota. Magari per Ilary il contesto è diverso, la tv permette una maggiore poliedricità rispetto al canto. Ma per ora i primi tentativi veri hanno dato esito negativo. Sarà per la prossima, dai.

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